Rischio sismico, l’allarme dei geologi campani

«La Campania e la provincia di Salerno, come tutte le zone che corrono lungo l’Appennino sono ad alto rischio sismico. Una scossa di 6 gradi Richter, come quella registrata al centro Italia qui potrebbe fare molti danni per via dell’inadeguatezza di tantissimi edifici, a cominciare da quelli strategici come uffici pubblici, caserme e scuole». C’è preoccupazione tra i geologi della Campania dopo il nuovo terremoto che ha colpito il centro Italia mercoledì sera e che, pur non provocando vittime come è stato per quello drammatico del 24 agosto, ha devastato interi centri dove sono venute giù abitazioni, edifici pubblici e monumenti. Le scosse, in particolar modo quella delle 21.18, è stata avvertita fin qui, da Napoli all’agro nocerino sarnese. Danni non ce ne sono stati ma la paura, al contrario, è stata tanta. E forse non del tutto ingiustificata a sentire il presidente dell’ordine regionale, Francesco Russo, che ha richiamato di nuovo le istituzioni sul tema della messa in sicurezza degli edifici.

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Francesco Russo, presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania

150mila abitazioni a rischio. «Sul costruito in Campania si va spesso in deroga alle leggi» con il risultato che spesso si rimanda tutto o se si interviene, lo si fa cercando di contenere i costi. In provincia di Salerno, secondo l’ultimo report elaborato dal centro studi del consiglio nazionale degli Ingegneri, sono 150mila le abitazioni costruite in zona ad alto rischio sismico e che necessiterebbero di interventi urgenti e straordinari di messa in sicurezza sismica. In tutto, secondo il Cni, servirebbero 93 miliardi di euro. Per la Campania, che nello studio risulta tra quelle dove è prioritario intervenire, occorrerebbero poco più di 8 miliardi di euro per mettere mano agli 2 milioni di abitazioni costruite sulle tre principali zone a rischio sismico. Un ottavo di quei fondi, quasi 1 miliardo di euro, andrebbe investito soltanto nella provincia di Salerno che nella classifica stilate dal rapporto è tra le prime dieci città italiane dopo Napoli, Palermo, Cosenza e Caserta.

La zona rossa. «Dai Picentini fino all’estremo sud della provincia – ha ribadito il presidente dei geologi campani – c’è il rischio che possa avvenire un terremoto ad alto rischio. Solo le zone costiere sono salve. Sono ancora tantissime le abitazioni in muratura che sono senza adeguamento sismico». La parola d’ordine per Russo è una soltanto: investire e prevenire. «Oggi – ha osservato – si fa ancora poco». Da qualche settimana, almeno sulla carta, è stato costituito un tavolo tecnico dalla Regione Campania per tentare di superare definitivamente la fase della ricostruzione dal terremoto del 1980. Un tavolo al quale non siederà però nessun tecnico, essendo essenzialmente composto da amministratori locali ed ex politici vicini al Pd e al presidente della Regione, Vincenzo De Luca.

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Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania

La ricostruzione. «Se non siamo stati invitati – è stato il commento piccato di Russo – vuol dire che possono fare a meno di noi e dei nostri consigli». In primis quella di effettuare degli studi microzonazione sismica del territorio, attraverso i quali è possibile individuare e caratterizzare le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale e le zone soggette a instabilità come frane, rotture della superficie per faglie e liquefazioni dinamiche del terreno. «Solo avendo a disposizione questi dati  si potranno costruire nuovi fabbricati in zone sicure e adeguare in sicurezza le costruzioni esistenti».

Mattia Carpinelli
Mattia Carpinelli
Nato a Salerno, giornalista pubblicista dal 2008, collabora - ed ha collaborato - con diverse testate locali (La Città di Salerno, Il Mattino-Salerno, Radio Alfa) occupandosi di cronaca, politica, ambiente, sanità, lavoro. Ascolta tanta musica che nessuno conosce e qualche volta riesce anche a finire dei libri comprati mesi prima.

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