Fonderie Pisano, spunta l’ipotesi Lacedonia

Le fonderie Pisano

«Delocalizzare le fonderie Pisano a Lacedonia per combattere la desertificazione industriale e demografica». È la proposta che il professor Roberto Gerundo, docente associato della facoltà di Ingegneria Civile dell’università di Salerno ha lanciato durante l’evento UrbIng 2016 sul tema “Il rischio territoriale nel governo del territorio. Ricerca e formazione nelle Scuole di Ingegneria”, che si è svolto nella sede dell’Ordine degli Ingegneri di Salerno e che ha visto a confronto diversi docenti universitari italiani, tra cui il presidente del Censu (centro nazionale sugli studi urbanistici) Maurizio Tira e la partecipazione del presidente nazionale dell’Ordine degli Ingegneri, Armando Zambrano – che ha riconfermato la sua imminente rielezione ai vertici dell’ordine – e di quello salernitano, Michele Brigante.

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Roberto Gerundo, professore associato di Ingegneria Civile all’Università degli Studi di Salerno

Tra Tirreno e Adriatico. «Parlando con alcuni industriali – ha raccontato il professor Gerundo – ho segnalato l’area di Lacedonia (comune in provincia di Avellino al confine con la Puglia, ndr) dove ci sono diverse aree industriali dismesse già dotate di infrastrutture che potrebbero ospitare le fonderie e creare un nuovo indotto». Lontana dai centri abitati e ubicata lungo l’asse autostradale, l’area industriale di Calaggio «ha una logistica perfettamente bilanciata essendo a metà strada tra il Tirreno e l’Adriatico. E poi – ha aggiunto il docente universitario – è un’area in gran parte pubblica dove insistono numerose fabbriche dismesse che possono essere riutilizzate». L’area, gestita dal Consorzio Asi di Avellino, si estende su una superficie di 209.962 metri quadri occupati attualmente da 13 siti industriali. Sul sito del consorzio delle aree industriali irpine, si legge che attualmente è ancora libera una superficie di 34.298 metri quadri e sono disponibili due lotti industriali. Sempre sul sito internet del Consorzio Asi, viene confermato ciò che sostiene il professor Gerundo in merito alla centralità della logistica. L’area infatti si trova al centro tra Campania, Puglia e Basilicata, a poco più di 100 chilometri da Napoli, Bari e Salerno.

Le possibili alternative. «In questo modo – ha sostenuto Gerundo – si potrebbe dare una spinta all’occupazione in quell’area, con i lavoratori e le loro famiglie che potrebbero spostarsi in quella zona contribuendo ad arginare la progressiva desertificazione demografica». Ma se l’ipotesi Lacedonia, come sembra, potrebbe risultare irricevibile da parte dei lavoratori e della stessa proprietà, resta in piedi l’opzione dell’area industriale del cratere salernitano, tra i comuni di Buccino, Oliveto Citra, Palomonte e Contursi Terme, che pure sono venuti fuori durante questi mesi fino a quando non è subentrata l’area dell’ex Rdb di Campagna, dove i Pisano avrebbero già avviato le procedure per l’acquisto dei suoli. Il professor Gerundo è convinto della sostenibilità di un opificio in quella zona a differenza dell’area della piana del Sele. «Anche in quella zona – ha confermato Gerundo – ci sono aree che possono essere utilizzate per questi insediamenti. Non si può pensare  di penalizzare l’agricoltura, la zootecnica e il turismo».

Mattia Carpinelli
Mattia Carpinelli
Nato a Salerno, giornalista pubblicista dal 2008, collabora - ed ha collaborato - con diverse testate locali (La Città di Salerno, Il Mattino-Salerno, Radio Alfa) occupandosi di cronaca, politica, ambiente, sanità, lavoro. Ascolta tanta musica che nessuno conosce e qualche volta riesce anche a finire dei libri comprati mesi prima.

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