Termovalorizzatori, c’è il via libera del Governo per Campania e Puglia

Termovalorizzatori: il Governo va avanti sulla strada che porta alla realizzazione di nuovi impianti per il trattamento termico dei rifiuti. Dopo vari stop, dovuti alle resistenze delle Regioni, lo scorso 5 ottobre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto, approvato il 10 agosto scorso da Palazzo Chigi per “l’individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonchè individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”. Si tratta, in buona sostanza, dei termini attuativi dell’articolo 35 dello “Sblocca Italia”.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi

Se la Calabria risulta essere autosufficiente e la Basilicata presenta “un assai esiguo fabbisogno residuo di incenerimento pari a 28.874 tonnellate l’anno tale da non far ritenere sostenibile la realizzazione di nuove infrastrutture”, la realizzazione di nuovi impianti è prevista in Puglia e in Campania.

Nel tacco d’Italia è presente un impianto di incenerimento non operativo.  “La regione – si legge nel decreto ministeriale – non è oggetto di contenzioni o pre-contenziosi europei, tuttavia presenta un fabbisogno di incenerimento residuo pari a 80.701 tonnellate anno, una elevata produzione di rifiuti in valore assoluto ed un ricorso preponderante allo smaltimento in discarica dei rifiuti urbani e assimilati. Per tali ragioni la regione Puglia è stata individuata per la realizzazione di una capacità di trattamento pari a 70.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani e assimilati attraverso il potenziamento degli impianti di incenerimento esistenti”.

Più complessa, invece, la situazione per quanto riguarda la Campania dove attualmente è in funzione il solo termovalorizzatore di Acerra che ha una potenzialità di trattamento dei rifiuti urbani e assimilabili di 600mila tonnellate l’anno. “La regione – ricorda il Governo – è oggetto di condanna da parte della Corte di giustizia europea, sancita da ultimo con sentenza del 16 luglio 2015, per violazione dell’articoli 260 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea ed è altresì oggetto di procedura d’infrazione relativa ai Piani di gestione dei rifiuti per violazione della direttiva 2008/98/CE. Per tali motivi la regione è stata individuata per la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento con una capacità pari a 300mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani e assimilati”.

L'ex presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli e il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

L’ex presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli e il governatore della Campania, Vincenzo De Luca

Dove sorgerà? Nel decreto ministeriale non se ne fa cenno ma molti sono gli indizi che portano alla città di Salerno e all’area già individuata di Cupa Siglia, a ridosso dell’impianto della Italcementi, al confine con il comune di Pontecagnano e l’area dei Picentini. Il primo è sicuro quello che riguarda la capacità di trattamento. Le 300mila tonnellate indicate dal decreto sono le stesse per cui il termovalorizzatore – voluto inizialmente dall’ex sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in qualità di commissario di Governo e poi confermato dall’amministrazione provinciale guidata da Edmondo Cirielli – era stato progettato.

Come è noto, dopo varie vicissitudini, il termovalorizzatore era stato definitivamente accantonato. A metterci una pietra sopra era stato anche l’aggiornamento del Piano regionale dei rifiuti, approvato ad agosto scorso, nel quale si sosteneva che il solo impianto di Acerra avrebbe potuto bruciare fino a 750mila tonnellate di frazione organica tritovagliata. Una capacità che, sommata all’incremento della raccolta differenziata (che entro il 2019 dovrebbe arrivare al 65 per cento), negli anni avrebbe contribuito a far diminuire la quota di rifiuti da incenerire, rendendo di fatto inutile la costruzione di un secondo impianto. “La stima dei fabbisogni impiantistici – scriveva la Regione nel piano – evidenzia la possibilità di raggiungere condizioni di regime in cui il solo termovalorizzatore di Acerra consente di gestire il rifiuto residuale prodotto, opportunamente pretrattato, senza il ricorso alla realizzazione di nuovi impianti”. Tuttavia, il 17 novembre scorso, la Provincia di Salerno ha ufficialmente acquistato, liquidando per 1.920.130 euro gli espropri dei 24mila metri quadri di terreno sui quali dovrebbe sorgere l’impianto.

Adesso cosa accadrà? Attualmente le questioni ambientali rappresentano una materia concorrente tra la Regione e lo Stato, così come previsto dalla Costituzione. Ma lo scenario è destinato a cambiare nel caso in cui il 4 dicembre dovesse passare il referendum sulla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha tra i principali sponsor proprio il presidente della Regione. Infatti, con la riscrittura dell’articolo 117 della Costituzione le competenze su ambiente, ecosistema e tutela del paesaggio diventerebbero di competenza esclusiva dello Stato, estromettendo di fatto le Regioni da decisioni importanti come quella, appunto, di costruire un nuovo termovalorizzatore.

Mattia Carpinelli
Mattia Carpinelli
Nato a Salerno, giornalista pubblicista dal 2008, collabora - ed ha collaborato - con diverse testate locali (La Città di Salerno, Il Mattino-Salerno, Radio Alfa) occupandosi di cronaca, politica, ambiente, sanità, lavoro. Ascolta tanta musica che nessuno conosce e qualche volta riesce anche a finire dei libri comprati mesi prima.

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