Fiume Sarno, ancora record inquinamento

Se oggi il Sarno non è più il fiume con il più alto tasso d’inquinamento d’Europa –triste primato a lungo appannaggio del corso d’acqua che attraversa la piana campana tra le province di Napoli e Salerno-, il suo stato di salute non è certo dei migliori. E soprattutto a rischio è la salute della popolazione che vive lungo il suo corso. Il Sarno si snoda per soli 24 chilometri nell’Agro nocerino-sarnese -per sfociare poi nel golfo di Napoli-, ma il suo bacino è ampio oltre 500 kmq, in un territorio caratterizzato da un’elevata densità abitativa. Ed è proprio in questo comprensorio –segnato dalla difficile convivenza tra aree residenziali, attività agricole ed industriali ed aree naturalistiche- che Legambiente Campania ha organizzato una campagna di monitoraggio ambientale, affidata alla Goletta del Sarno. A dispetto degli interventi realizzati nel corso degli ultimi anni la situazione resta ancora difficile: la metà dei punti campionati presenta criticità e l’80% dei campionamenti lungo canali e corsi secondari presenta livelli di inquinanti considerevoli.

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Prelievi nel Sarno – fonte Legambiente

I dati – Tra il 22 ed il 25 agosto sono stati effettuati 21 prelievi all’interno del bacino del Sarno, tanto lungo il corso principale che lungo gli affluenti Cavaiola, Laura e Solofrana. Disomogenei i risultati ottenuti presso le sorgenti: a Santa Maria a Foce, Mercato Palazzo e Santa Marina l’esito è stato, rispettivamente, di elevato, scarso e buono (con classi di qualità del LIMeco, un indice sintetico per la determinazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua). “Procedendo verso valle –si legge nel report di Legambiente- per i due punti di campionamento successivi di Striano, San Marzano lo stato è sufficiente; quello successivo di Scafati è scarso e peggiora ulteriormente a Pompei dove si rileva una classe di qualità cattivo. L’ultimo punto di campionamento alla foce del Sarno a Castellammare di Stabia è risultato scarso”. Anche per gli affluenti si è registrato, in media, un progressivo peggioramento della qualità delle acque nell’avvicinarsi alla confluenza con il corso principale. Un secondo monitoraggio ha riguardato, invece, i canali secondari ed altre criticità segnalate dai cittadini a Legambiente: valloni situati nell’alto Sarno (Solofra e Montoro), canali del basso e Medio Sarno (San Valentino Torio, Poggiomarino, Scafati, Angri, Pompei e Torre Annunziata, gli scarichi provenienti dalle vasche Pianillo e Fornillo e infine il torrente Vernotico a Castellammare di Stabia. Ben dodici dei quindici punti monitorati presentavano criticità rispetto a diversi parametri presi in esame. Tra gli inquinanti sono stati rilevati ammoniaca, azoto, fosforo, nitrati. Le acque analizzate, prelevate principalmente in canali di bonifica che nascevano per il drenaggio e per l’irrigazione, risultano essere “lontane dagli standard di qualità per un loro possibile riutilizzo”.

Le cause – Scarichi abusivi, sversamento di acque utilizzate per l’irrigazione con alte concentrazioni di fertilizzanti e pesticidi e, soprattutto, un sistema di depurazione assolutamente inadeguato alle reali necessità. Sono queste, per Legambiente, le principali cause del persistente inquinamento del bacino del fiume Sarno. “Il servizio di depurazione –si legge nel dossier- copre infatti appena il 45% del carico inquinante che arriva dal territorio. In pratica vengono convogliati in impianti di depurazione soltanto i reflui corrispondenti a 900mila abitanti equivalenti sui circa due milioni dell’area. Comuni importanti (Pompei, Ottaviano, Poggiomarino, San Giuseppe Vesuviano, Striano, Terzigno, Corbara, San Valentino Torio, Sarno, Scafati, Boscoreale, Casola di Napoli, Santa Maria la Carità) non sono ancora oggi serviti da nessun impianto di depurazione. Per diversi altri, invece, il grado di copertura non supera il 60% (Sant’Antonio Abate, Castel San Giorgio, San Marzano sul Sarno, Castellammare di Stabia e Gragnano) e per altri resta comunque inferiore all’80% (Mercato Sanseverino, Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Sant’Egidio del Monte Albino, Siano, Torre Annunziata e Trecase)”.

Gli obiettivi – “I vari enti interessati al disinquinamento del Sarno -dice Antonio Giannattasio, esponente della segreteria di Legambiente Campania- hanno sicuramente proposto ambiziose soluzioni in questi anni, ma ad oggi è evidente che non solo non si riesce a porre un freno all’inquinamento del corso dell’acqua, ma neanche si è riuscito ad arrestare il consumo di suolo, il disordine insediativo e l’abusivismo edilizio che interessano l’area. Fermare i numerosi scarichi industriali e civili che inquinano il Sarno è sicuramente una delle priorità, come quella di procedere alla bonifica delle falde contaminate. Occorre però finalmente adottare in modo sistematico criteri di riqualificazione fluviale che orientino qualsiasi intervento in ambito fluviale, a partire dal Grande Progetto Sarno fino alle manutenzioni che a vario titolo si realizzano. Non servono gli interventi spot, ma un approccio integrato”.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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