Mezzogiorno: aumenta il Pil, resta la crisi

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Il Mezzogiorno nel 2015 è cresciuto più delle regioni centro-settentrionali, facendo registrare un aumento dell’occupazione, anche di quella giovanile, e del pil percentualmente superiore rispetto a quelle del resto d’Italia. E le previsioni per il dato complessivo del 2016 e l’inizio del 2017 seguono la medesima linea di tendenza. Tutte le regioni meridionali escono dalla recessione, ma i risultati sono estremamente diversificati: meglio di tutti fa la Basilicata (+ 5,5%), seguita da Molise (+2,9%) e Abruzzo (+2,5%), mentre Campania, Puglia e Sicilia si fermano ad un misero + 0,2%. I dati dello Svimez, poi, evidenziano come i risultati positivi conseguiti dalle regioni meridionali si inseriscano in un contesto di generale fragilità. Resta il divario con le regioni dell’Italia centro-settentrionale.

Occupazione e pil – Nel Mezzogiorno l’occupazione fa registrare, nel 2015, un più 1,6%, pari a 94mila lavoratori in più. Dato superiore a quello del Centro-nord, più 0,6% pari a 91mila nuovi occupati. Segno positivo anche per l’occupazione giovanile: più 1,8%, pari a 24mila lavoratori. Il dato è confermato nel 2016, anno che fa registrare un più 3,9% per l’occupazione giovanile. Numeri che segnano un’importante inversione di tendenza, ma che tuttavia sono ben lontani da quelli precedenti la crisi: nel periodo 2007/2014 nel Mezzogiorno l’occupazione giovanile è calata di ben 622mila unità. Altro aspetto di rilievo è che i nuovi occupati sono andati a ricoprire ruoli meno qualificati rispetto al passato. Cresce dell’1% il pil del Sud, lo 0,2% in più della media nazionale. Sebbene si tratti di segnali incoraggianti è da rilevare come i settori che maggiormente hanno contribuito a questo risultato –agricoltura e turismo- non garantiscano risultati consolidati: nel primo casso, infatti, si è potuto contare su ottimi raccolti, mentre nel secondo una forte spinta è venuta dalle turbolenze che investono i paesi del Mediterraneo sud-orientale, potenziali concorrenti sul mercato turistico internazionale. Ben lontani, infine, i livelli di pil pre-crisi: dal 2007 ad oggi il prodotto interno lordo nel Mezzogiorno è calato del 12,3%. Restano le forti disparità nella ripartizione pro capite del pil: ai 37.561 euro/abitante dell’Alto Adige corrispondono i 16.659 della Calabria.

Consumi e rischio povertà – Questa situazione ben si riflette sullo stato di salute economico delle famiglie: benché i consumi siano aumentati dello 0,7% (Italia 1,2%) continua a ridursi la spesa per salute e cultura. E soprattutto il pil pro capite delle famiglie meridionali è pari a 67,9 rispetto a quelle settentrionali, un netto peggioramento rispetto al 2007, quando era pari a 71,5. Particolarmente evidente anche la frattura generazionale: le famiglie giovani vedono i propri redditi in continuo calo, mentre crescono quelli delle famiglie più anziane. Non meraviglia, dunque, come nel 2015 il 10% dei cittadini meridionali siano in condizione di povertà assoluta, mentre al Centro-Nord la soglia è del 6%. Quanto al rischio povertà il dato nazionale si attesta al 18,5%, mentre è triplo nel Mezzogiorno. Da rilevare, però, come il dato sia differenziato nelle diverse regioni: in Abruzzo la percentuale è del 20%, mentre in Campania e Sicilia sfiora il 40%.

Imprese e investimenti – Risultati a macchia di leopardo per le imprese meridionali: di fronte a settori in forte crescita –agricoltura e turismo su tutti- persistono sacche di forte stagnazione, se non addirittura di recessione. Nel 2015 si è interrotto il ciclo negativo sul versante degli investimenti, con una crescita dello 0,8%. Anche in questo caso non si tratta di un dato omogeneo: a dominare la scena ancora una volta il comparto agricolo, con un + 9,5%, seguito dalle costruzioni (+5,4%); calo dell’1,6% invece per gli investimenti nel settore industriale.

Emigrazione e demografia – Il dato probabilmente più indicativo del perdurare della crisi nel Mezzogiorno (riduzione del reddito disponibile, precarietà e bassa qualificazione del lavoro, carenze infrastrutturali) è probabilmente rappresentato dalla ripresa della migrazione interna verso le regioni settentrionali. Tra il 2002 e il 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro-Nord oltre 1.627mila meridionali, a fronte di un rientro di 973mila persone, con un saldo migratorio netto di 653 mila unità. Di questa perdita di popolazione il 73%, 478 mila unità, ha riguardato la componente giovanile, di cui poco meno del 30% laureati. Sul fronte demografico il 2015 ha fatto registrare nel Mezzogiorno il più basso tasso di natalità dal 1861. Il Sud continua a perdere abitanti, dato solo parzialmente compensato dall’arrivo di immigrati.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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