La magia dell’antico presepe vivente tra i calanchi di Tursi

Un momento del presepe vivente di Tursi, in provincia di Matera

Un momento del presepe vivente di Tursi, in provincia di Matera

Metti il Natale in un parco letterario. Fra i calanchi, a Tursi, in provincia di Matera, dove ogni anno si replica la rappresentazione vivente della nascita di Gesù. Un presepe unico nel suo genere e non solo per la location. Nella suggestiva Rabatana, il rione più antico della città dove sono ancora oggi ben visibili i segni della presenza araba in Basilicata (che fecero di Tursi una roccaforte per il controllo della costa Jonica a partire dal IX e X secolo), ad animarsi sono i personaggi in pietra di Altobello Persio da Montescaglioso (XVI sec. d. C), custodito nella cripta della chiesa di Santa Maria Maggiore in Rabatana.

L’evento. Organizzato dalla locale Pro Loco in collaborazione con il comune e la parrocchia Cattedrale “Maria Ss. Annunziata”, con il patrocinio dei Parchi Letterari Italiani e della Società Dante Alighieri, il presepe vivente è giunto alla XVI edizione, con oltre 100 figuranti rigorosamente in costume per la riproposizione scenica della Natività negli angoli più suggestivi della Rabatana. Cantata dal poeta lucano Albino Pierro (Tursi 1916-Roma 1995), la Rabatana è uno di quei luoghi dell’anima dove il tempo sembra essersi fermato. Circondata da ogni lato da burroni inaccessibili, fu così denominata, tramanda la tradizione, dai Saraceni che verso l’anno 850 si insediarono attorno al castello costruito nel V secolo dai Goti, lasciando profonde tracce nell’architettura e nel dialetto locale. Rabatana, Rabata o Ravata, infatti, richiama etimologicamente il termine ribat, che in arabo significa luogo di sosta o anche posto fortificato. «Per arrivare in Rabatana/si sale la pitrizza (strada irta di pietre)/che sembra una scala addossata/a una timpa (parete argillosa) in rovina», scriveva Pierro, poeta dialettale più volte candidato al Nobel per la letteratura, cui è dedicato il parco letterario dei Calanchi, i precipizi di «argilla bianca» su cui «le case stavano come liberate nell’aria» raccontava Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato ad Eboli.

La città di Tursi. Colline di argille, erose da piogge e vento, simili a paesaggi lunari,  che circondano Tursi, comune di poco più di 5mila abitanti, che già nell’anno Mille aveva già una fisionomia di città popolata e importante tanto che i Bizantini la scelsero come sede di uno dei tre “Themi” in cui divisero l’Italia meridionale (Thema di Longobardia con capoluogo Bari, Thema di Calabria con capoluogo Reggio Calabria e Thema di Lucania con capoluogo Tursikon, ossia Tursi). Capoluogo di Basilicata nel 1646, crocevia di popoli e culture (sotto Normanni, Svevi e Angioini continuò a prosperare) fu feudo dei Doria nel 1594. Tursi ha dato anche i natali a Pierro – nella Rabatana è possibile visitare la sua casa – poeta famoso soprattutto per la sua svolta dialettale. Consacrato fra i grandi lirici del novecento italiano da critici come Gianfranco Contini e Gianfranco Folena, le sue opere sono pubblicate in diverse lingue (inglese, francese, persiano, portoghese, spagnolo, rumeno, arabo, neogreco, olandese e svedese).

Ivana Infantino
Ivana Infantino
Giornalista professionista, da freelance collabora con Il Mattino e la Gazzetta del Mezzogiorno. Da addetto stampa alla Provincia di Potenza (2001-2010), tra le altre cose, ha curato diverse pubblicazioni per conto dell' ente. Fra le testate con cui ha collaborato anche Consiglio Informa (agenzia) e Mondo Basilicata (rivista).

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