Governo Gentiloni: torna il Ministero per il Mezzogiorno

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Ritorna il ministero per il Mezzogiorno. Questa una delle poche, se non pochissime, novità portate in dote dal governo Gentiloni. Nel nuovo esecutivo, che nella giornata di oggi dovrebbe incassare la fiducia del Parlamento a dispetto dei mal di pancia dei “verdiniani”, al professore Claudio De Vincenti è stato infatti assegnato l’incarico di ministro alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno. Una “promozione” per De Vincenti, nato a Roma nel 1948, che nell’esecutivo Renzi ricopriva l’incarico di segretario del Consiglio dei Ministri con, dal febbraio di quest’anno, la delega alle Politiche di Coesione Territoriale.

Ora l’investitura a ministro e, soprattutto, l’espressa previsione del Mezzogiorno quale parte centrale del nuovo incarico di governo. Certo, un po’ colpisce che non si sia riusciti ad individuare, all’interno dell’ampia platea disponibile, un esponente politico originario del Sud per ricoprire questo incarico. E non per mera rivendicazione di appartenenza territoriale, quanto piuttosto perché in politica, come in generale nella vita, anche i segni ed i simboli hanno la propria importanza. Ma più che l’origine territoriale del ministro importa ora rilevare il ritorno sulla scena di un ministero per il Mezzogiorno, dopo una lunga assenza. Se questo significherà una nuova attenzione per le regioni meridionali ben venga, se dovesse trattarsi di un mero tentativo di recuperare sul fronte dell’immagine e dei consensi in un territorio che,  lo scorso 4 dicembre, si è espresso massicciamente contro il governo Renzi saremmo di fronte ad un nuovo disastro.

Al Mezzogiorno non occorre vedersi “dedicato” un ministero. Alle regioni del Sud occorre che i programmi di investimento, le opere infrastrutturali già pianificate, il potenziamento delle reti di collegamento siano realizzati in tempi certi. E, soprattutto, che le risorse comunitarie e nazionali vengano utilizzate nella massima trasparenza, per obiettivi strategici e non in una miriade di interventi diffusi a pioggia sul territorio che, alla lunga, si rivelano incapaci di risolvere i problemi strutturali del territorio. E, possibilmente, c’è bisogno che questi interventi non devastino un territorio già fragile. Al Mezzogiorno occorrono legalità e sicurezza, cose che non si ottengono con convegni e giornate di studio, piuttosto investendo per fornire alla magistratura ed alle forze dell’ordine i mezzi e le risorse per un’efficace azione di contrasto alla criminalità organizzata, sempre più formata da colletti bianchi. Al Mezzogiorno occorre lavoro. Ma lavoro vero. Non quel lavoro nero che dilaga in regioni come la Calabria, la Campania, la Sicilia. Le imprese del Mezzogiorno attendono che gli impegni assunti con i patti siglati dal governo con le Regioni vengano attuati. E presto. Al Sud non occorrono ministeri, promesse e risorse distribuite a pioggia sul territorio. Occorrono meno soldi, ma ben spesi.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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