Renzi al Pd: “Troppi errori nel dialogo con il Mezzogiorno”

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Sono stati gli errori commessi nel gestire il rapporto con il Mezzogiorno, più che quelli commessi nell’elaborazione delle politiche per il Sud. Parte proprio da qui Matteo Renzi nell’analizzare, durante i lavori dell’assemblea nazionale del Pd in corso di svolgimento, le cause della sconfitta rimediata in occasione del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre.

L’analisi del voto – “Abbiamo straperso –dice Renzi-, anche il 41% al referendum è una sconfitta netta. Sognavo 13 milioni, ne abbiamo preso 13 e mezzo, non è bastato. Dove abbiamo perso. Al Sud: il nostro approccio non è stato disinteresse, ho visitato i luoghi più difficili. Ma abbiamo pensato fosse sufficiente una politica di investimenti e Patti per il Sud senza il coinvolgimento vero di quella parte di Sud che doveva essere portata con noi in una fida etica prima che economica. Il primo errore. Poi, abbiamo messo tanti soldi per il Mezzogiorno, saranno utili, gli amministratori locali li utilizzeranno bene e il governo controllerà bene. Ma dico che mettere queste risorse senza coinvolgere le persone è stato un errore. Bisogna ricostruire un ponte con queste persone. Ci siamo stati ma abbiamo avuto un approccio troppo centrato sul notabilato e non sulle forze vive della comunità del Sud”.  Identica analisi, incapacità di coinvolgere, anche quando si passa all’esame del voto dei giovani. La fascia d’età compresa tra i 30 ed i 40 è quella che in maniera più massiccia ha votato per il No. Evidente l’amarezza di Matteo Renzi, condensata probabilmente tutta in un passaggio del suo intervento: “Eravamo a un passo dalla Terza Repubblica –dice il segretario- e invece rischiamo di tornare alla Prima, senza la qualità della classe dirigente della Prima Repubblica”. Dall’esito del voto però, dice Renzi, si deve ripartire: “Se il 59% è un voto politico, il 41 non è il voto dei giovani costituzionalisti. Il mio errore è stato non aver capito che il valore del referendum era nella politicizzazione, non nella la personalizzazione. Ma allora il 41% è il partito piu’ forte che c’è in Italia e l’unica speranza”.

Il congresso –  Infine si tocca il tema degli equilibri interni al Partito Democratico. “Il congresso –dice Renzi- sarebbe stata la scelta migliore per ripartire all’interno del Pd, dal giorno dopo ho pensato al congresso. Ma la prima regola del nuovo corso deve essere ascoltare di più, io per primo. Ho accettato i suggerimenti di chi ha chiesto di non fare del congresso il luogo dello scontro del partito sulla pelle del Paese e non piegare alle esigenze che sentivo le regole, non piegarle a nostro vantaggio. Faremo il congresso nei tempi, non come resa dei conti”. L’ultima sfida Renzi la lancia al M5S ed al centrodestra, chiedendo loro un impegno concreto sulla legge elettorale. Nessuna indicazione sulla possibile data del voto.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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