Mattarellum, in Campania e Puglia scatta il risiko candidature

E se fosse davvero il Mattarellum – invocato dall’ex premier Renzi – il “nuovo” sistema elettorale italiano, cosa accadrebbe a tutti i pretendenti che oggi ambiscono ad una candidatura “sicura”? E’ questa la domanda che i tanti delegati all’assemblea nazionale del Pd – svoltasi domenica scorsa a Roma – si sono posti, al termine della relazione di Renzi. Se la legge proposta nel 1993 dall’attuale Capo dello Stato diventasse di nuovo operativa, sarebbero in molti a tremare. Specie al Sud, dove i risultati del referendum hanno trasformato il Mezzogiorno da roccaforte di voti del Pd a terreno di conquista da parte del cosiddetto “voto arrabbiato”. In Campaia e Puglia le situazioni più borderline.

Campania e Puglia, quanti enigmi. Che i due governatori regionali Vincenzo De Luca e Michele Emiliano siano in rotta di collisione con l’ex premier è ormai “preistoria politica”. Da quado il “no” referendario ha spazzato via le speranze di Matteo Renzi di poter approvare la sua riforma costituzionale, il feeling tra lui e l’ex sindaco di Salerno è ai minimi termini. Come anche la posizione rigida di Emiliano rispetto al quesito referendario non ha ha fatto altro che determinare maggiore gelo tra la regione Puglia ed il Governo. Ecco che allora tutti i pretendenti – area centrosinistra – ad una possibile candidatura dovranno fare i conti con il nuovo sistema elettorale.

Come funziona il Mattarellum. Il sistema elettorale detto Mattarellum è stato in vigore dal 1993 al 2005. Ha quindi provveduto a normare le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001, vinte nel primo e nel terzo caso dal centrodestra del cavaliere Silvio Berlusconi, nel secondo caso dal centrosinistra di Romano Prodi. La legge proposta da Sergio Mattarella – oggi Capo dello Stato – prendeva atto del risultato di uno dei referendum abrogativi del 1993, promosso dai Radicali di Marco Pannella, con il quale gli elettori italiani avevano sonoramente bocciato il sistema proporzionale al Senato in favore di quello maggioritario. Il Mattarellum infatti si basa su una nuova dstribuzione dei collegi: il territorio nazionale viene diviso in 475 collegi per la Camera, e in 232 per il Senato: ognuna di queste porzioni di territorio elegge un deputato o un senatore, votato direttamente dagli elettori (per questo si parla di collegi uninominali). Il Mattarellum non prevede ballottaggi nei singoli collegi: ogni partito candida una persona e la persona che ottiene un voto più degli altri, vince il seggio. Ai candidati non è permesso candidarsi in più collegi. È un sistema elettorale molto simile a quello in vigore negli Stati Uniti d’America, che incentiva i candidati a coltivare i legami con il proprio territorio, in contrapposizione ai politici “nominati” dai partiti.

Il risiko dei collegi uninominali. Con il sistema dei collegi uninominali, nel Mattarellum, si eleggono circa il 75 % dei deputati e dei senatori. I restanti 155 deputati vengono eletti con un sistema proporzionale, e solo tra i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento del 4 per cento. I candidati eletti con la quota proporzionale sono definiti “bloccati”, cioè scelti dalle segreterie di partito, e distribuiti in 26 circoscrizioni plurinominali (che cioè eleggono più di un parlamentare) sul territorio nazionale. È però prevista una sorta di compensazione per non sfavorire troppo i piccoli partiti, per i quali è più difficile fare eleggere un deputato in un collegio uninominale (dove presumibilmente, in questo momento, vincerebbero nella stragrande maggioranza dei casi candidati di PD, M5S e centrodestra). Questo complicato sistema di compensazione è conosciuto come “scorporo”: dopo aver stabilito quali partiti hanno superato la soglia di sbarramento, a ogni lista elettorale vengono sottratti i voti serviti a eleggere i candidati con il sistema uninominale, cioè la differenza tra i voti ottenuti dal proprio candidato vincitore e il secondo più votato, in ognuna delle circoscrizioni uninominali all’interno di quella plurinominale. In questo modo i partiti più grandi vengono “avvicinati” al livello di quelli più piccoli, che possono accedere alla spartizione dei seggi rimanenti alla Camera. Al Senato, invece, l’assegnazione degli 83 seggi rimanenti è fatta su base regionale, come previsto dalla Costituzione Italiana. Anche in questo caso è previsto uno scorporo, che però a differenza della Camera è “totale”. Ogni regione corrisponde a una circoscrizione unica: dopo l’assegnazione uninominale dei seggi, a tutte le liste elettorali vengono tolti interamente i voti serviti a fare eleggere i propri candidati collegati (e non solo quelli di scarto). Ottenuti i voti di tutte le liste, vengono distribuiti i seggi, assegnati ai candidati che non sono stati eletti con il sistema uninominale.

Nomi che vanno e nomi che vanno… dimenticati. In Campania è orma chiaro: tutti i deluchiani rischiano seriamente di fare magre figure. Con le quotazioni ai minimi termini, sarà davvero un rebus di equilibri interni trovare la giusta collocazione ai tanti aspiranti. Circostanza simile in Puglia, dove i fedelissimi di Emiliano dovranno sgomitare e non poco per conquistare un posto al sole. Vedremo. Intanto tutti aspettano la pronuncia della consulta sull’Italicum a fine gennaio. Solo allora si potrà iniziare il risiko delle candidature.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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