Edilizia scolastica, il Mezzogiorno resta maglia nera

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Il patrimonio edilizio scolastico è, in generale, vecchio e pochi sono gli interventi destinati alla manutenzione che si traducono in misure strutturali, anche a dispetto dell’aumento delle risorse disponibili. E nel Mezzogiorno la situazione è peggiore rispetto alla media nazionale. Questo lo sconfortante panorama che emerge dall’analisi del rapporto Ecosistema Scuola, elaborato da Legambiente e giunto alla sua XVII edizione. Un dossier che prende in esame non solo la qualità edilizia delle scuole italiane, ma anche le misure destinate a renderle più efficienti sotto il profilo energetico e più vivibili. I dati sono relativi ai capoluoghi di provincia (86 su 94, considerato che in otto casi i dati inviati erano incompleti).

Il patrimonio edilizio – Il primo dato che emerge con forza dal dossier di Legambiente è quello relativo alla vetustà del patrimonio edilizio scolastico italiano: il 65,1% delle scuole è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche nel 1974, mentre meno del 10% -esattamente il 9,6%- degli edifici scolastici è stato realizzato nell’arco di tempo compreso tra il 1991 ed il 2015. Situazione ancora più sconfortante se si tiene conto che il 40% delle scuole insiste in aree a rischio sismico, ma solo il 12,7% degli edifici è stato realizzato con criteri antisismici. Il dato, poi, al Sud diventa decisamente preoccupante: i capoluoghi meridionali dichiarano di avere 3 scuole su 4 in area sismica, evidenziando nel 58,4% dei casi la necessità di interventi urgenti di manutenzione sugli edifici. Un dato superiore del 20% alla media nazionale. Ma è più in generale sul fronte manutenzione del patrimonio edilizio scolastico che emerge con forza il divario che ancora separa il Mezzogiorno dal resto d’Italia. Se si osserva la necessità di interventi di manutenzione straordinaria nelle scuole balzano all’attenzione casi paradossali come quello della Sardegna, regione in cui il 100% delle scuole dei capoluoghi richiede interventi di manutenzione straordinaria. Peccato che per la stessa regione non siano disponibili i dati relativi agli investimenti per la manutenzione straordinaria, ma solo quelli per la ordinaria: una media di ben 345 euro ad edificio. Ma in questa singolare classifica le altre regioni meridionali non sono messe meglio: al secondo posto c’è la Calabria, con il 95,2 delle scuole che necessitano di interventi di manutenzione straordinaria, seguono l’Abruzzo (71,3%), il Lazio (65%), la Campania (59,3%), la Basilicata (56%). Per incontrare una regione del Nord in questa classifica bisogna arrivare al settimo posto, dove si trova la Lombardia (54,9%). Ma anche in questo caso i dati vanno letti nella loro interezza per ricavarne un quadro attendibile: la Lombardia, infatti, investe in media 121.346 euro per ogni edificio scolastico in manutenzione straordinaria. Cifre lontanissime dai 5.030 euro della Calabria, dagli 11.923 euro dell’Abruzzo, dai 10.095 del Lazio o dagli 8.460 della Campania. La situazione non cambia più di tanto se si prende in esame il capitolo della manutenzione ordinaria. Non meraviglia, quindi, che a guidare la classifica dei comuni che investono di più in manutenzione ordinaria e straordinaria vi siano le realtà dell’Italia settentrionale (Bolzano, Milano e Mantova per la straordinaria; Parma, Mantova e Treviso per quella ordinaria). Uniche presenze meridionali in zona alta della classifica sono Palermo e Crotone, rispettivamente sesta e settima per investimenti nella manutenzione ordinaria.

Servizi ed ecosostenibilità – Sul fronte dei servizi –in senso lato- si registrano dei progressi, ma ancora molto c’è da fare. Situazione a macchia di leopardo per quanto riguarda la distribuzione geografica delle “eccellenze”. Maggiore attenzione per la qualità dei cibi serviti nelle mense, ma ancora forti ritardi nel servizio di trasporto per gli studenti, anche per quanto riguarda l’estensione dei percorsi ciclabili che consentono di raggiungere le scuole senza auto. Resta ancora gravemente insufficiente la presenza di biblioteche scolastiche e di aree verdi. Un dato positivo è, invece, quello relativo all’impiego di energie rinnovabili, in crescita in tutta Italia, ma con il Mezzogiorno che riesce a far meglio del resto del Paese con una crescita superiore del 5% alla media nazionale. Il primato spetta alla Puglia, con il 66,7% delle scuole che utilizzano energie rinnovabili, mentre è la Basilicata la regione che fa maggiormente ricorso ad impianti solari termici.

La classifica – Dall’incrocio di tutti i dati è emersa una classifica dei capoluoghi di provincia. Inutile sottolineare che a primeggiare sono ancora una volta le città dell’Italia settentrionale: Piacenza, Parma e Trento occupano il podio. Prima realtà meridionale in classifica è Chieti al 30° posto, mentre per incontrare un capoluogo di regione del Sud bisogna arrivare fino al 39° posto, occupato da Napoli, seguita da Lecce al 42°. Tutta meridionale, invece, la coda della classifica: Foggia, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Latina e Messina chiudono la graduatoria.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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