Foto nei seggi, primo esposto: ecco cosa rischiano i traditori di Napoli

La naturale conseguenza per le foto rubate nei seggi elettorali delle provinciali 2017 non poteva non essere la Procura della Repubblica. La tornata elettorale di Salerno finisce dunque sui tavoli della magistratura grazie all’iniziativa promossa dal consigliere comunale di Salerno Antonio Cammarota e l’associazione da lui presieduta “La nostra libertà”. Cammarota lo ha annunciato nel corso di una intervista all’emittente Telecolore e poi con un comunicato stampa.

Le parole di Cammarota. “La democrazia è, come dice l’analisi del termine, il potere del popolo e qui il popolo non c’è. E’ stato un voto della casta per il potere e del potere per la casta ed è per questo motivo che non ho partecipato a questo voto del palazzo per il palazzo. Credo che ci saranno degli strascichi – ha aggiunto ancora il consigliere comunale – perchè ho letto degli articoli di giornale in cui si parla di schede fotografate. L’associazione La Nostra Libertà presenterà un esposto alla Procura della Repubblica per verificare se questo sia vero e, nel caso, di procedere in sede penale. Evidentemente se faccio la foto per dimostrare di aver votato per qualcuno si chiama voto di scambio. Questo malcostume deve finire. Questa è la maledizione antica della nostra terra che vive la cultura delle clientele e non ha mai potuto, per questo motivo, essere libera“.

Cosa rischiano i consiglieri “ribelli”
. Tutti sanno che i votanti che dovessero fotografare il voto apportato sulla scheda elettorale potrebbero incorrere in gravi sanzioni. La legge italiana al riguardo è chiara e non ammette ignoranza. Non si può scattare una foto come ricordo, per mostrarla agli amici o far vedere di aver votato. Nel caso in cui si volesse mostrare il proprio amore per la politica si potrà far vedere il timbro apposto sulla tessera elettorale, ma non fotografare la scheda. Le cabine costruite per le votazioni servono per mantenere la privacy dell’elettore e garantire il diritto alla segretezza del voto. Per cercare di porre un freno alla situazione il 1 aprile 2008 è stato emanato un decreto di legge, in modo da sancire una regolamentazione anche per gli smartphone. Nel decreto-legge 1 aprile 2008 n° 49, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n°8 il 4 aprile, così si legge:
Art. 1.
1. Nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini.
2. Il presidente dell’ufficio elettorale di sezione, all’atto della presentazione del documento di identificazione e della tessera elettorale da parte dell’elettore, invita l’elettore stesso a depositare le apparecchiature indicate al comma 1 di cui è al momento in possesso.
3. Le apparecchiature depositate dall’elettore, prese in consegna dal presidente dell’ufficio elettorale di sezione unitamente al documento di identificazione e alla tessera elettorale, sono restituite all’elettore dopo l’espressione del voto. Della presa in consegna e della restituzione viene fatta annotazione in apposito registro.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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