Salerno, l’aeroporto “congelato”

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La sortita del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca in occasione della conferenza stampa di fine anno – “Pensiamo a un progetto unitario di sviluppo del sistema aeroportuale della Campania, con un accordo tra Capodichino e Pontecagnano” ha detto il governatore- ed il rinnovo dei vertici del Consorzio Aeroporto Salerno – Pontecagnano –socio unico della spa “Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi” che gestisce lo scalo- hanno riportato al centro dell’attenzione l’aeroporto salernitano. Unitamente alla designazione alla presidenza del Consorzio Aeroporto Salerno – Pontecagnano dell’avvocato Anna Ferrazzano. Scelta accompagnata dall’inevitabile contorno di polemica politica. E come se non bastasse in queste ultime ore anche la Corte dei Conti della Campania –stando alle anticipazioni de La Repubblica- ha rivolto la sua attenzione all’aeroporto di Salerno, in particolare per un finanziamento di 2,4 milioni di euro deciso dalla Regione Campania nello scorso mese di giugno.

 Limiti infrastrutturali – Più che la composizione dei vertici societari, però, a sollevare dubbi sul reale ruolo dello scalo aereo di Salerno –e sul suo sempre auspicato ma mai concretizzato impatto sulla crescita economica del territorio- sono i suoi limiti strutturali. Ad iniziare dall’elemento centrale di ogni aeroporto: la pista. Attualmente il nastro d’asfalto del Costa d’Amalfi è lungo 1.650 metri: troppo pochi perché la pista possa essere utilizzata dai vettori delle principali compagnie aeree low cost, settore di traffico che da tempo viene indicato come ideale per lo scalo salernitano, anche in considerazione del livello di saturazione raggiunto da Capodichino. Di allungare la pista si parla da anni, ma solo lo scorso maggio il cda della Aeroporto di Salerno spa ha approvato il progetto che prevede di portare a 2mila metri prima e 2.200 poi la lunghezza della pista. Previsti, poi, ulteriori interventi di adeguamento infrastrutturale. Costo stimato: 26 milioni di euro. Tempi? Ancora nessuna indicazione certa. Eppure le risorse ci sono: 40 milioni di euro disponibili grazie al decreto Sblocca Italia.  Così com’è lo scalo di Pontecagnano è destinato principalmente al traffico di aviazione generale. Solo piccoli vettori sono stati impiegati per voli di linea. Un “esperimento”, quest’ultimo, più volte tentato e rivelatosi, oltre che decisamente oneroso, non particolarmente fortunato. “I voli di linea –riporta il sito dell’aeroporto di Salerno- sono iniziati nel 2008, con la compagnia VolaSalerno che ha operato dal 2 agosto 2008 al 18 dicembre 2008, seguita dal 27 luglio 2009 al 7 maggio 2010 dalla compagnia Air Dolomiti. Dal 1º dicembre 2010 al 23 marzo 2012 ha poi operato la compagnia Alitalia. Dal giugno 2012 a ottobre 2012 hanno operato le compagnie Skybridge AirOps, Air Dolomiti, Danube Wings”. Tanti vettori, poche rotte, nessuna soluzione di lunga durata.

Conti in rosso – Proprio i costi relativi a queste attività di volo sono stati oggetto di un’interrogazione presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Mirella Liuzzi lo scorso 12 dicembre. Al ministro dei Trasporti la parlamentare evidenzia anche le difficoltà economiche in cui versa l’aeroporto –il bilancio approvato lo scorso anno segna un passivo di circa 2,6 milioni di euro-. Un duro affondo, poi, è riservato al governatore De Luca e su un punto particolarmente delicato, le previsioni di traffico dello scalo salernitano: “il presidente della regione Campania –si legge nell’interrogazione dell’onorevole Liuzzi- che definì a mezzo stampa lo scalo di Pontecagnano «il più inutile d’Italia» ha recentemente dichiarato che grazie al rilancio dell’opera «Avremo 4 milioni di passeggeri nell’arco di 5-7 anni». L’appena citata previsione è stata tuttavia smentita da Roberto Vergari, direttore della vigilanza tecnica dell’Enac, il quale ha dichiarato «Il piano di sviluppo prevede un massimo di 1,5 milioni di passeggeri ma in venti anni e nessuno di noi ha mai parlato di 4 milioni di passeggeri»”. Numeri che non sono uno sterile balletto di cifre in una polemica tutta politica, ma che sono invece determinanti per la classificazione dell’aeroporto di Salerno tra quelli di interesse nazionale. Un riconoscimento che il Costa d’Amalfi ha ottenuto nel 2013, quando è stato incluso, nell’ambito del bacino territoriale Campania, tra i 26 aeroporti di interesse nazionale. Riconoscimento fondamentale per la prosecuzione della sua attività. Tuttavia l’inclusione fra gli aeroporti di interesse nazionale si ottiene sulla base di stringenti requisiti: ruolo ben definito dell’aeroporto all’interno del bacino, con una specializzazione dello scalo e una riconoscibile vocazione dello stesso, funzionale al sistema da incentivare; raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, anche tendenziale, in un arco di tempo ragionevole; adeguati indici di solvibilità patrimoniale. Unica eccezione prevista al possesso di tutti questi requisiti è data dalla “funzione per la continuità territoriale”, funzione non prevista per l’aeroporto di Salerno. Il preoccupante stato delle casse del Costa d’Amalfi, le previsioni di volume di traffico così altalenanti e la mancanza di specializzazione sembrano mettere a rischio il mantenimento dei requisiti per l’inclusione tra gli scali di interesse nazionale.

Il rapporto con Napoli – A complicare ancora di più le cose c’è, poi, il mai risolto problema del rapporto con l’aeroporto di Napoli Capodichino. Se in occasione della conferenza stampa di fine anno il governatore De Luca ha ipotizzato forme di collaborazione/integrazione tra i due aeroporti campani, per anni lo stesso De Luca è stato alfiere della crociata campanilistica contro le ingerenze napoletane verso Pontecagnano. Crociata che si è tradotta –con il pieno sostegno della Camera di Commercio, all’epoca socio di maggioranza del gestore aeroportuale- in una strenua opposizione nei confronti di Gesac, la società che gestisce lo scalo di Capodichino, interessata ad operare anche al Costa d’Amalfi. Se l’ottica dell’integrazione tra i due scali aeroportuali campani è quella vincente, finora si è decisamente percorsa un’altra strada.

L’asse con Potenza –  Ma è sulla visione strategica complessiva per l’aeroporto di Salerno che la politica –e più in generale le classi dirigenti locali- sembrano non avere idee chiare. Anche l’ingresso della Regione Basilicata tra i soci del Consorzio –con circa il 27% delle quote- non sembra aver impresso la svolta da molti attesa. Fondamentale per l’apporto di nuove risorse economiche, l’ingresso di Regione Basilicata nella stanza dei bottoni non è stato capace di dare concretezza a quell’idea di fare dell’aeroporto di Salerno lo strumento per offrire alle imprese lucane un nuovo sbocco sui mercati nazionali ed internazionali. Oltre che una reale alternativa ad altri aeroporti del Mezzogiorno per quanto riguarda il traffico passeggeri. Se questi sono gli obiettivi, poco o nulla si è fatto per tradurli in realtà. Nelle scorse settimane c’è stata la firma di un protocollo d’intesa tra amministrazioni salernitane e lucane per stabilire regolari collegamenti –non voli di linea, si badi- tra il Costa d’Amalfi e lo scalo di Pisticci: accordi potenzialmente interessanti ed utili, ma ben lontani da una reale valorizzazione delle potenzialità del Costa d’Amalfi. Insomma, a dispetto degli annunci di nuovi investimenti nella gestione dell’aeroporto di Salerno sembra ancora mancare una visione strategica da tradurre in realtà operativa.

 

 

 

 

 

 

 

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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