Innovazione: la start up che trasforma gli scarti in materie prime

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Favorire l’incontro tra aziende che hanno residui di lavorazione da smaltire ed imprese che utilizzano questi stessi residui, o scarti, come materia prima nel proprio ciclo produttivo. E’ questo l’obiettivo della start up ideata da due giovani ingegneri salernitani, Stefano Esposito e Sebastiano Pane, ideatori del progetto inSymbio, un portale in cui domanda ed offerta di residui di lavorazione da riutilizzare nei processi produttivi possano incontrarsi, con reciproco vantaggio. Un’idea apparentemente semplice, eppure proprio la difficoltà di “comunicazione” tra le due metà di questo modello ha rappresentato il più grande freno alla crescita dell’economia circolare. Un modello di sviluppo basato sulla riduzione dei materiali avviati a smaltimento attraverso il riuso.

L’idea – “La nostra società di ingegneria Rethink –dice Stefano Esposito- fornisce soluzioni in campo energetico ed ambientale, con il supporto digitale. Di qui a lavorare su ipotesi che prevedessero il recupero degli scarti per immetterli nuovamente nel ciclo produttivo come materie prime il passo è stato breve”. Del resto basti pensare che nel settore agroalimentare circa il 60% del materiale trattato è destinato a diventare scarto di produzione. Con relativi costi di smaltimento per le imprese. Ma quello che per alcuni è un onere per altri è una risorsa. Del resto oggi è possibile trasformare le bucce di agrumi in magliette o i residui della vendemmia in materie prime per l’industria cosmetica. Ma anche utilizzare i fondi di caffè per la coltivazione dei funghi, realizzare imballaggi con i fagioli o utilizzare la buccia della cipolla ramata ricavarne un colorante. Esempi concreti di come alcune aziende possano risparmiare i costi di smaltimento, se non addirittura guadagnare sugli scarti, ed altre approvvigionarsi di materie prime a basso costo. Con un vantaggio generale per l’ambiente. Ma non tutto è così semplice. “Spesso –prosegue Stefano Esposito- manca la consapevolezza di queste possibilità. O mancano i canali di comunicazione, ad esempio, tra agricoltori e bioimprese. Di qui l’idea di dare vita ad una piattaforma digitale che consenta questo incontro. Oltre a fornire, in maniera aperta, dati e statistiche utili a chi opera nel settore”.

I primi riscontri – Ad alcuni mesi dall’entrata in funzione della piattaforma –progetto che ha conquistato numerosi riconoscimenti in ambito nazionale ed europeo- sono circa cinquanta le aziende che vi operano, anche se ancora manca una risposta convinta da parte del comparto agricolo. “Basti pensare –dice Stefano Esposito- che ad oggi solo il 2% delle aziende agricole possiede un sito web, indice di scarsa propensione ad operare sulla rete. E’ evidente come per arrivare alla piena affermazione del modello proposto dall’economia circolare vi sia ancora molto da lavorare, ma ci sono anche grandi opportunità in questo settore”. Un modello, quello dell’economia circolare, su cui l’Unione Europea sta investendo molto, in termini tanto di ricerca che di promozione. “Si tratta di un progetto a lungo termine –dice ancora Stefano Esposito- ma già oggi sono previste risorse da investire in questo settore, ad esempio nel Psr Campania c’è una specifica misura destinata all’ottimizzazione della filiera bioeconomica”. Una sfida, quella dell’economia circolare incentrata sul riuso dei prodotti di origine agricola, che può rappresentare una concreta opportunità di sviluppo per un Mezzogiorno alla ricerca di una sua nuova identità produttiva ed economica.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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