Comuni sciolti per mafia: record negativo per Campania e Calabria

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E’ la Campania la regione d’Italia a vantare il poco prestigioso primato dei comuni sciolti e commissariati per decreto del Presidente della Repubblica. Una maglia nera che la Campania condivide, però, con buona parte delle regioni del Mezzogiorno. Soprattutto se si prendono in esame i dati relativi allo scioglimento delle amministrazioni comunali per infiltrazioni di tipo mafioso. A fotografare questa preoccupante realtà è il dossier “Fuori dal Comune”, realizzato da Openpolis sulla base di dati aggiornati al mese di settembre 2016.

La normativa – Le cause che possono portare allo scioglimento di un’amministrazione comunale ed al successivo insediamento di un commissario sono previste dall’articolo 141 del Testo unico degli enti locali e possono, in generale, essere ricondotte ad impossibilità di garantire il funzionamento della macchina amministrativa o a problemi di carattere, più generalmente, politico (dimissioni del sindaco, dei consiglieri e simili). Di particolare rilievo, poi, la previsione dell’articolo 143 che disciplina lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Collegamenti, “diretti o indiretti”, con organizzazioni criminali tali da “determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali”. Dal 1991 al 2014 sono stati ben 258 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose. Primo capoluogo a venire commissariato in base all’articolo 143 è stato, nel 2012, Reggio Calabria.

I dati – I numeri non lasciano spazio al dubbio: il fenomeno dello scioglimento delle amministrazioni comunali investe in maniera decisamente più marcata il Mezzogiorno, benché ormai il fenomeno riguardi tutta Italia (sono 18 su 20 le regioni che hanno visto commissariato almeno un comune). Tanto in termini assoluti che percentuali è il Mezzogiorno a vantare, si fa per dire, il maggior numero di comuni sciolti. E questo si traduce in pesanti ricadute sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini, vuoi perché se si arriva al commissariamento per motivi politico-amministrativi vuol dire che la gestione della macchina comunale non brilla per efficienza, vuoi perché la presenza della criminalità organizzata nella struttura comunale certo non è a tutela degli interessi della collettività. Quanto all’incidenza territoriale del fenomeno da registrare il primato della Campania, con 436 comuni commissariati tra il 2001 ed il 2014. Seguono la Lombardia con 321, la Calabria con 293, la Puglia con 224, il Piemonte con 213. Cifre indicative, ma è il rapporto tra numero dei comuni e amministrazioni commissariate a rivelare la reale incidenza del fenomeno. Così la Puglia si ritrova ad avere il 30,6% dei suoi comuni interessati da commissariamento tra il 2201 ed il 2014, la Calabria il 27,1 e la Campania il 25,8%, mentre Lombardia e Piemonte scivolano rispettivamente all’undicesimo ed al quindicesimo posto. Altro dato importante è che al Sud è più frequente che un’amministrazione venga sciolta più volte: “in Italia –si legge nel dossier Openpolis- il 7,10% dei comuni commissariati fra il 2010 e il 2014 è stato sciolto due volte. In Campania questa percentuale è più del doppio, 15,50%. E degli 852 comuni sciolti dal 2010 al 2014, due sono stati commissariati addirittura 3 volte: uno si trova in Campania e l’altro in Calabria”.

Criminalità organizzata – Le disparità tra Nord e Sud sono ancora più evidenti se si considerano i dati relativi allo scioglimento di amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose. Benché negli ultimi anni il fenomeno sia cresciuto anche al Nord, tra il 2001 ed il 2014 il 97% dei 171 comuni sciolti per mafia è al Mezzogiorno. E se sono otto le regioni interessate (Puglia, Lombardia, Liguria, Lazio, Piemonte, Sicilia,Campania e Calabria) il 71% dei casi si registra solo in Campania e Calabria. Ed in queste due regioni si trovano otto dei nove comuni che dal 1991 ad oggi sono stati commissariati ben tre volte per infiltrazioni mafiose. Il 13% dei commissariamenti nelle regioni meridionali avviene sulla base di infiltrazioni mafiose, più di un caso su dieci. CalabriaCampania e Sicilia le regioni dove più forte è l’incidenza di scioglimenti per mafia. La Calabria, in particolare, ha visto raddoppiare dal 2009 al 2014 la media annua di comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, passata dal 4,7% all’8,2%. Quanto ai comuni il triste primato spetta a Casal di Principe, in provincia di Caserta: nell’arco di tempo preso in esame l’amministrazione comunale è stata sciolta tre volte per infiltrazioni mafiose e sei per altri motivi.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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