Il bluff delle elezioni subito: in 608 rischiano di perdere il vitalizio

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Ora vi diciamo perchè si andrà a votare nel 2018. Perchè in tanti al Parlamento – contrariamente alle dichiarazioni di facciata ed alle uscite pubbliche dei rispettivi leader di partito – stanno pensando alla pensione. Già perchè in caso di elezioni anticipate a prima del 15 settembre 2017, saranno 608 i parlamentari italiani a perdere il diritto al vitalizio. A stabilirlo è il regolamento approvato dal governo Monti del 2012, che prevede per chi è al primo mandato un necessario tempo da trascorrere in carica pari a 4 anni, 6 mesi e un giorno per poter ottenere la pensione.

Chi sono i preoccupati? A Montecitorio sono 417 i deputati alla prima legislatura, mentre al Senato 191 su 315, per un totale di 608 su 945. Del gruppo fanno parte i 153 eletti con il Movimento 5 stelle (compresi quelli che poi sono usciti dal M5s) e 209 del Partito democratico. A pensar male si fa peccato – amava ripetere Giulio Andreotti – ma il dubbio che tutto il bailamme dei partiti “pro voto subito” sia solamente strumentale e propedeutico ad una lunga campagna elettorale ci sta tutto. Da sinistra e destra, il moto resta lo stesso: prima la pensione, poi votiamo.

Che cos’è il vitalizio di deputati e senatori. Rappresenta la rendita concessa al termine del mandato parlamentare e che si protrae “a vita” al conseguimento di alcuni requisiti di anzianità di permanenza nelle funzioni elettive. Il vitalizio parlamentare è una sorta di pensione che però risulta giuridicamente distinto dall’istituto della pensione poiché l’attività politica non è lavorativa, dunque non ricadente nella disciplina del diritto del lavoro. Questa sorta di “pensione del parlamentare” è da sempre percepita come un privilegio considerando che va a sommarsi alla pensione classica e può inoltre esserci il caso di cumulo di più vitalizi per politici che hanno effettuato dei mandati anche come Parlamento Europeo e consigliere regionale.
Dal 2012 per il vitalizio dei parlamentari è stato introdotto il metodo di calcolo contributivo. Il diritto al trattamento pensionistico da quell’anno si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo. Pertanto, il parlamentare ha diritto al vitalizio dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo di 60 anni.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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