Lenticchia di Altamura, dopo l’Igp arriva il consorzio

Lenticchia di Altamura, nasce il consorzio di tutela. L’areale di produzione comprende 19 comuni, fra Puglia e Basilicata, per un totale di 10 mila ettari investiti per la produzione della leguminosa di qualità che due mesi fa ha ottenuto il marchio Igp (indicazione geografica tipica) dal ministero delle Politiche agricole. Esportata già dagli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso da Altamura negli Stati Uniti, la lenticchia che da quel comune prende il nome è da sempre coltivata anche in Basilicata dove sono i due terzi della produzione orientata però, già dal passato, principalmente al consumo familiare. Una lenticchia pugliese, ma dal cuore lucano, con i produttori della vicina Puglia che affidano le redini del neonato consorzio ad Antonio Nisi di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, assegnando la prima presidenza alla Basilicata. «L’importanza di questa coltivazione – spiega Nisi – è fondamentale se si pensa che come Paese siamo grandi importatori di lenticchie dal Canada e dalla Turchia. In Canada, però, i legumi non riescono a maturare sulla pianta e vengono sottoposti a trattamenti chimici. Il clima dell’Alta Murgia e dell’Alto Bradano – continua – invece, è estremamente favorevole e le lenticchie riescono a mantenere tutto il sapore e tutti gli elementi nutritivi. Come consorzio dovremo valorizzare sempre di più il prodotto e vigilare sulle operazioni di agro-pirateria che sono sempre dietro l’angolo». Nel logo del consorzio di tutela 19 lenticchie una per ogni comune dell’areale di produzione. Attualmente i due terzi delle coltivazioni si trovano in Basilicata, anche se i comuni lucani sono in minoranza rispetto a quelli pugliesi con Altamura in testa, da sempre conosciuta come la città delle “tre L” (lino, lana, lenticchia). BRAIA ASSESSORE REGIONE BASILICATA

Un nuovo prodotto certificato va, quindi, ad arricchire il paniere delle produzioni di eccellenza dell’agroalimentare lucano, «motivo di orgoglio» per l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Braia. «La Lenticchia di Altamura – commenta – ha ottenuto solo due mesi fa il riconoscimento di denominazione Igp dal ministero delle politiche Agricole a conclusione dell’iter tecnico di accompagnamento seguito dall’ufficio “Valorizzazione delle produzioni regionali”. Il consorzio di Tutela raggruppa circa 40 agricoltori pugliesi e lucani ed è per noi motivo di orgoglio aggiungerla tra le produzioni di qualità della Basilicata, in attesa della registrazione definitiva del marchio comunitario da parte dell’Ue».

L’areale di produzione.

Mappa areale produzione

Mappa areale produzione

I comuni individuati nel disciplinare del consorzio sono: Altamura, Ruvo di Puglia, Corato, Minervino Murge, Andria, Spinazzola, Poggiorsini, Gravina in Puglia, Cassano delle Murge, Santeramo in Colle, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Irsina, Tricarico, Matera, Banzi, Forenza, Tolve.

I numeri. Due anni fa la superficie coltivata a lenticchia di Altamura era di 100 ettari, lo scorso anno di 500 ettari, nella semina in corso si parla di 10.000 ettari, con un prezzo a quintale che si attesta intorno ai 100 euro. Si tratta, inoltre, di una leguminosa, che va benissimo in turnazione con i cereali (non a caso la zona dove si produce è da sempre considerata il “granaio” della Basilicata) ed arricchisce il terreno essendo fissatrice di azoto.

 

Ivana Infantino
Ivana Infantino
Giornalista professionista, da freelance collabora con Il Mattino e la Gazzetta del Mezzogiorno. Da addetto stampa alla Provincia di Potenza (2001-2010), tra le altre cose, ha curato diverse pubblicazioni per conto dell' ente. Fra le testate con cui ha collaborato anche Consiglio Informa (agenzia) e Mondo Basilicata (rivista).

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