L’Autorità di Sistema vara il piano operativo per i porti della Campania

Efficienza e razionalizzazione: sono questi i due principi cui si ispira il piano operativo triennale messo a punto dall’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale per i porti della Campania. La riunione di questa mattina del Comitato di Gestione ha licenziato la bozza di piano che potrà, ora, essere esaminata dagli operatori. L’approvazione definitiva del documento è prevista per la riunione del prossimo 3 marzo, già convocata dal presidente Pietro Spirito.

Lo scenario – Il quadro generale in cui è maturata l’elaborazione del piano operativo 2017/2019 induce ad un cauto ottimismo: nel 2016 i traffici portuali hanno mostrato segni di ripresa, in particolare la movimentazione di contenitori ha segnato un +4,3%. Per il sistema portuale campano, dunque, è necessario farsi trovare pronto alla sfida della competizione globale. Il che, in concreto, significa non solo investire in infrastrutture portuali e migliorare la qualità dei servizi, ma anche lavorare ad una maggiore integrazione con il sistema industriale campano, ma anche delle regioni limitrofe, e sviluppare la rete della logistica. In quest’ottica una fondamentale importanza è rivestita dalla creazione –purché in “tempi brevi”, si puntualizza nel piano operativo- di Zone Economiche Speciali che includano i porti di Napoli, Salerno e Castellammare. In questo quadro generale si innestano, poi, le misure da adottare per i singoli scali del sistema portuale campano. Prima dell’esame delle singole misure ci sono alcune valutazioni generali. In primo luogo “i porti campani –si legge- non sono in competizione tra loro, ma devono invece agire per proporsi, su scala internazionale e mediterranea, quale sistema integrato di servizi per la competitività”. Una premessa solo in apparenza scontata, che si sostanzia subito dopo: “nel traffico container va valorizzata la specializzazione che i comportamenti dei grandi raggruppamenti perseguiranno: Salerno sarà base per The Alliance, mentre Napoli sarà al centro della strategia di 2M”. Per il porto di Castellammare si punta ad un potenziamento del settore crocieristico. Su tutto, però, c’è la consapevolezza dei percorsi diversi seguiti finora dai due scali principali: “Il porto di Salerno –si legge- non deve assolutamente rallentare nel percorso, positivamente realizzato negli anni recenti, di miglioramento nella qualità delle proprie infrastrutture, essendo poi capace di incrementare la gamma dei collegamenti. E’ il porto di Napoli a dover assumere un cambio di passo adeguato per recuperare un grave deficit competitivo che si è determinato nel tempo”.

I Grandi Progetti – Il piano operativo individua le priorità d’intervento per gli scali campani. Per quanto riguarda Napoli vengono citate le opere da realizzare al fine di “recuperare competitività”. Tra queste il dragaggio dei fondali, l’ultimazione della nuova Darsena di Levante, il potenziamento dei collegamenti stradali e ferroviari. Interventi che vanno a sommarsi a quelli previsti dal Grande Progetto per il porto di Napoli, intervento che mira al “riassetto organico del porto nell’ambito della revisione in fieri del Piano Regolatore Portuale”. Nove gli interventi destinati al superamento delle criticità che condizionano –in negativo- la vita dello scalo: completamento della rete fognaria; riassetto dei collegamenti stradali e ferroviari interni; bonifica da ordigni bellici dei fondali interessati dall’escavo; rilevamento di relitti e reperti di archeologia navale; allestimento di spazi da adibire a cantiere di restauro; messa in sicurezza dell’area portuale alla darsena della Marinella; piano di efficientamento energetico; prolungamento diga Duca d’Aosta; escavo dei fondali dell’area orientale. Costo complessivo previsto di poco superiore ai 150 milioni di euro. Anche per Napoli è fondamentale, poi, l’integrazione con i nodi di interscambio logistico. Il Grande Progetto per il porto di Salerno si articola, invece, su tre interventi (con una previsione di spesa di 73 milioni di euro): consolidamento delle banchine del Molo Trapezio Ponente e testata; allargamento dell’imboccatura portuale; dragaggio dei fondali. A questo deve aggiungersi il completamento di Porta Ovest, ovvero della nuova rete di collegamento tra il porto e lo svincolo autostradale. Ma per il futuro del porto di Salerno resta fondamentale lo sviluppo di un’adeguata area retroportuale. “Il limite operativo –si legge nel piano- degli spazi effettivamente disponibili costituisce oggi un fattore di primario vincolo per lo sviluppo futuro”. Di qui l’individuazione di un più stretto rapporto funzionale tra porto ed area industriale del capoluogo come “fattore strategico” su cui lavorare per i prossimi anni. Una sfida difficile, soprattutto se si considerano i precedenti fallimentari, ad iniziare dall’interporto di Battipaglia.

Tutte queste misure sono da contestualizzare all’interno del Master Plan per i porti dell’Autorità di Sistema –previsto per la fine di quest’anno- destinato ad individuare “una opportuna razionalizzazione ed ottimizzazione degli spazi portuali mutuando la best practice di Salerno su questo profilo”.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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