Assemblea Pd, Renzi alla conta: ecco tutte le correnti del partito

Sono iniziate da poco più di mezz’ora le operazioni di accreditamento dei delegati all’assemblea nazionale del Pd. Nessuna notizia ulteriore giunge da Roma rispetto alla possibilità di evitare in extremis la scissione.  Nonostante gli ultimatum da una parte e dall’altra, dopo la relazione di Renzi, è attesa anche quella di Emiliano e solo dopo si potrà caprie se nascerà un nuovo partito politico. Ma vediamo nel dettaglio come il Pd arriva a questa assemblea ed in quante anime risulta già scisso. Chi sono e soprattutto come si comporteranno.

I renziani. Lo stato maggiore del Pd, con in testa lo stesso Matteo Renzi, ha sempre sottolineato di non avere una corrente di riferimento. I renziani, dunque, sono nei fatti prima ancora che negli atti delle riunioni del partito. La galassia renziana appare fatta di cerchi concentrici, con un nucleo denominato dai media ‘Giglio Magico’. Si tratta della trasposizione in chiave fiorentina di quel ‘Cerchio Magicò utilizzato a suo tempo per la Lega di Bossi, ma anche per Silvio Berlusconi e Forza Italia-Pdl. Un inner circle, quello di Renzi, che si è venuto formando nel corso della sua esperienza amministrativa, prima come presidente della Provincia e poi come sindaco di Firenze. Via via che ci si sposta lontani dal centro si incontrano i “renziani della prima ora”, quelli che hanno sposato la causa del rottamatore durante la campagna per le primarie, e coloro che si sono spostati nel campo renziano dopo la vittoria delle primarie o, addirittura, quando Renzi subentrò a Enrico Letta alla guida del governo.

Area dem. Ma nel 2013, Matteo Renzi ha ricevuto il sostegno di Dario Franceschini. I franceschiniani, riuniti sotto il nome di Area Democratica, sono una folta delegazione in Parlamento e in direzione, dove esprimono circa 30 componenti. I componenti totali dell’Assemblea sono circa 1.400 (oltre ai mille che vengono eletti nelle convenzioni locali, ci sono i membri di diritto). Il ministro dei beni culturali, viene stimato, può contare su circa il 25 per cento degli iscritti. Lo spostamento a favore di una mozione o dell’altra di questi componenti, dunque, è in grado di determinare il destino dell’intero partito.

Giovani turchi. All’interno della maggioranza dem è folta anche la schiera dei Giovani Turchi, organizzati nell’area Rifare l’Italia, di cui fa parte il ministro della Giustizia Andrea Orlando, protagonista in questi giorni di una dialettica accesa con il segretario. Qui (fonte agi.it) occorre fare una distinzione tra due anime della corrente che fanno capo ai due leader Andrea Orlando e Matteo Orfini. Il primo più si muove da tempo su posizione di ‘critica lealè nei confronti della segreteria. Pur rivendicando la bontà della riforma Renzi-Boschi bocciata dal referendum, Orlando chiede che non si vada subito a congresso, ma che si trovi un momento di discussione, una Conferenza Programmatica, per mettere le “idee davanti ai nomi”.

I responsabili. Maurizio Martina, ma anche Nicola Zingaretti e Cesare Damiano: sono ‘i responsabili’, nome che deriva loro dall’aver sostenuto la maggioranza dem al momento del voto sull’Italicum, al termine del quale ci fu la prima grande spaccatura tra maggioranza e minoranza bersanian-dalemiana nel Pd. Sono organizzati nella corrente Sinistra è Cambiamento.

I bersaniani. Lo zoccolo duro della minoranza del Pd si organizza attorno all’ex segretario del partito, Pierluigi Bersani. Hanno già in Roberto Speranza il candidato alternativo a Renzi, ma sono dati ‘in uscita’ dal Pd. Le voci di scissione che si rincorrono riguardano loro. All’ultima direzione si sono presentati sul palco con uno slogan, Prima l’Italia, che voleva essere un appello a sostenere il governo Gentiloni, ma che è suonato come il primo atto della campagna per la segreteria.

I cuperliani. All’interno della minoranza si distingue la posizione di Gianni Cuperlo e della sua corrente, Sinistra Dem. Critico nei confronti della segreteria Renzi, Cuperlo ha collaborato attivamente alla commissione di modifica dell’Italicum che aveva prodotto anche un documento superato, poi, dal pronunciamento della Consulta.

Le minoranze delle minoranze. Restano alla finestra i sostenitori, in Parlamento e sul territorio, di quegli esponenti democratici che oggi sono ai margini del dibattito politico: Popolari di Beppe Fioroni, Dalemiani, Lettiani, Prodiani e Veltroniani.

L’assemblea.  Durante la riunione dovrebbe essere votata la proposta del segretario, Matteo Renzi, di anticipare il congresso nazionale per l’elezione di un nuovo segretario o la conferma dello stesso Renzi che, con ogni probabilità, si presenterà dimissionario. Un passaggio politico che, in condizioni normali, si verifica ogni 4 anni, tale è la durata in carica del segretario Pd. Ma il risultato referendario e le conseguenti dimissioni di Matteo Renzi (fonte agi.it) hanno impresso una accelerazione tale da fare immaginare che la segreteria sarà rinnovata entro aprile 2017.

Chi sono i delegati. L’Assemblea Nazionale del Pd è composta da mille persone. Ne fanno parte, con diritto di voto, i segretari regionali del partito, i delegati dell’assemblea sono eletti al congresso, contestualmente all’elezione del segretario. L’assemblea è convocata dal Presidente dell’assemblea in maniera ordinaria almeno una volta ogni sei mesi. I via straordinaria può essere convocata solo su richiesta di almeno un quinto dei suoi componenti. Tra i poteri dell’assemblea c’è anche quello di sfiduciare il segretario con voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti. Se viene sfiduciato il segretario, si procede a nuove elezioni del segretario e dell’assemblea stessa.

Le candidature. Le candidature a segretario nazionale vengono presentate in collegamento con liste di candidati a componenti dell’assemblea nazionale. La composizione dell’assemblea (fonte agi.it) rispecchia il risultato della convenzione nazionale. Ad esempio, all’ultimo congresso, Matteo Renzi ha preso il 67,55 per cento dei voti. Ciò significa che il 67,55 per cento dei componenti dell’assemblea fanno parte della sua corrente. Naturalmente, nel corso del tempo, ogni corrente ha visto aumentare o diminuire il numero dei suoi delegati per vicende interne al partito. Alcuni delegati sono passati da una corrente all’altra e, con l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, le file renziane hanno acquisito più consistenza.

Come si svolgono le elezioni: le due fasi. Nella prima, le candidature a segretario nazionale e le relative piattaforme politico-programmatiche sono sottoposte al vaglio degli iscritti che le discutono durante la convenzione dei circoli e le convenzioni provinciali. Nella seconda si svolgono le elezioni vere e proprie. Ogni candidatura, per essere ammessa, deve essere sottoscritta da almeno il dieci percento dei componenti dell’assemblea nazionale uscente o, in alternativa, da almeno 1.500 iscritti distribuiti in non meno di 5 regioni.

Chi può votare. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a segretario nazionale e componente dell’assemblea nazionale (fonte agi.it) solo gli iscritti al Pd inregola con i requisiti di iscrizione nella propria anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni. Per partecipare in qualità di elettrici ed elettori occorre essere cittadini italiani o europei. Ma possono partecipare anche cittadini di Paesi extra europei, purché in possesso del permesso di soggiorno. A elettrici ed elettori viene richiesto il versamento di una somma di denaro contenuta (ad oggi la cifra richiesta è di 2 euro). Le ultime elezioni nel 2013. L’ultima volta che è stata eletta l’assemblea del Pd è stato l’8 dicembre 2013, giorno in cui Matteo Renzi trionfò alle primarie con il 67,55 per cento ottenuto contro Gianni Cuperlo e Pippo Civati.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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