Assemblea Pd, Renzi: “Occorre rispetto, fuori ci prendono tutti per matti”

Fonte: lastampa.it

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La relazione di Matteo Renzi all’assemblea del Pd. Ecco cosa ha detto l’ex premier ai 1000 delegati presenti.

L’analisi introduttiva e lo scenario. «Cominciamo la riunione di oggi proponendo la parola chiave. Io propongo la parola rispetto – ha detto ai delegati – una delle parole più belle, che attiene al guardarsi dentro, intorno e negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i nostri genitori ci insegnano e un partito deve scegliere di rispettarsi sempre. Fuori di qui ci stanno prendendo per matti. La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosco. Adesso basta, si discuta oggi ma poi ci si rimetta in cammino. Io spero che si possa camminare insieme, ma non possiamo continuare come in questi due mesi a stare fermi e a discutere al nostro interno. Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni. Il Pd si basa sui voti e non sui veti, il congresso è l’alternativa al modello Casaleggio o al modello Arcore. Basta con la discussione e con le polemiche sul governo. Vi chiedo un applauso per Paolo Gentiloni e per il suo governo, e per quello che stanno facendo. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti. Io non ho cambiato idea. Rispettiamo i poteri del governo e i poteri costituzionali del presidente della Repubblica e diamo tutti una mano perche’ vada avanti. La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno» ha spiegato Renzi all’assemblea Pd, citando Blaise Pascal. E’ tornata la Prima Repubblica senza la qualità della Prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta».

Le dimissioni dell’ex premier. «Ho accettato la proposta di Piero Fassino, ho comunicato formalmente le dimissioni. Il congresso ha dei tempi statutari. La parola scissione e’ una delle parole piu’ brutte. Peggio c’e’ solo la parola ricatto. E la scissione e’ stata usata come un ricatto. Siamo fermi e impelagati nel dire ‘congresso si’-congresso no’. Lo voglio dire in totale chiarezza. Resti agli atti cio’ che e’ accaduto in questi mesi. Io ho cercato di accogliere le proposte degli altri. Sono stato insultato andando all’assemblea del 18. Due delegati dell’assemblea, due amici storici, mi hanno detto bonariamente a male parole che stavo commettendo un errore. Non proprio cosi’, ma si puo’ immaginare cosa mi hanno detto».

L’appello alla minoranza. «Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino. Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c’è un’occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico ‘mettetevi in gioco’, non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica. Nessuno viene a fare politica per cambiare un comma di uno statuto. Quella grande ambizione collettiva è come se fosse venuta meno. Se si immaginasse quello che può essere questo 2017 per l’Italia in Europa, ci sarebbe da mangiarsi la mani. Il Trattato di Ventotene, 110 anni dopo la nascita di Spinelli è ancora forte nel nostro cuore: l’Europa deve tornare a cambiare passo».

Il passaggio sulla legge elettorale e l’ultimo affondo alla minoranza: «Il proporzionale esalta le fratture interne ma dobbiamo guardare la realta’ per quello che è. Con il Mattarellum questa fase dovrebbe essere piu’ facile, ma stiamo andando a rilento. Stiamo discutendo su commi statutari. La grande ambizione collettiva del fare politica sembra venuta meno. Parliamo di Italia. Ehi Beppe che bel regalo ti stiamo facendo parlando solo di noi mentre nel M5s ci sono le polizze vita, i capi di gabinetto, mentre esercitate un garantismo ai giorni alterni: quando indagano i vostri garantisti, quando indagano gli altri urlate consegnatevi, confessate. Che pessima immagine sta arrivando fuori di qui. Io non accetto che qualcuno pensi di avere il copyright della parola sinistra. Anche se non canto bandiera rossa penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano».

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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