Taglio della produzione di grano, aziende del Sud a rischio

agricoltura-psr-campania-piu-mezzogiorno

Il 2017 potrebbe essere l’anno nero per la produzione di pasta made in Italy. E le ricadute negative non interesserebbero solo gli amanti della buona tavola, ma soprattutto quella filiera produttiva che parte dalle aziende agricole per coinvolgere piccoli e grandi pastifici, arrivando infine ad interessare i rivenditori che operano tanto sul mercato interno che su quelli internazionali. Centinaia di migliaia di addetti ed una voce “pesante” del pil italiano. E del Mezzogiorno in particolare, considerato che da sole Puglia e Sicilia garantiscono  la metà della produzione nazionale di grano.

Le cause – All’origine del possibile, drastico, calo di produzione c’è proprio la decisione di molti agricoltori di ridurre le semine di grano. All’origine di questa scelta il forte calo dei prezzi, riduzione che rende poco conveniente questa produzione. Le superfici destinate alla coltivazione di grano si sono ridotte di ben 100mila gli ettari, con un calo dell’11,6% al Nord, del 5,4% al Centro e del 7,4% al Sud. Ed è proprio quest’ultimo dato il più significativo, considerato che è nelle regioni meridionali che si concentra la produzione di grano duro. Dati che hanno spinto Coldiretti a lanciare l’allarme sulle possibili conseguenze a lungo termine, qualora non si adottassero le dovute contromisure. Accanto ai danni per il sistema economico-produttivo italiano, Coldiretti denuncia il pericolo desertificazione per quei territori non più coltivati a grano e difficili da riconvertire ad altre produzioni. Quella che si profila è, per Coldiretti, una “situazione drammatica”, che ha all’origine “il crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana”.

Qualità certificata – La partita, dunque, si gioca ancora una volta sulla necessità di garantire l’origine e la tracciabilità delle materie prime utilizzate nel confezionamento di prodotti etichettati come made in Italy. “E’ necessario –sottolinea il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvoaccelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Lo schema di decreto è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles. L’obiettivo comune deve essere quello di lavorare per una veloce approvazione poiché solo in questo modo sarà possibile smascherare l’inganno del prodotto estero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di pasta su tre contiene grano straniero senza che i consumatori possano saperlo”. Tra le preoccupazioni espresse da Coldiretti anche quella che il recente via libera al Ceta (l’accordo di libero scambio con il Canada) da parte del Parlamento Europeo possa complicare ulteriormente la situazione: il Canada,infatti, è il primo esportatore di grano duro in Italia.

 

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *