Prezzi boom per carburanti e alimentari: da tre anni inflazione killer

Notizie pessime quelle che arrivano dall’Istat: l’inflazione è ai massimi livelli negli ultimi 3 anni, una situazione di grande sofferenza per le famiglie italiane, e in particolare per quelle del Mezzogiorno, costrette a subire ritocchi continui ai prezzi di carburanti e cibo.

Il dato di gennaio 2017. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettivita’ (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1,0% nei confronti di gennaio 2016 (la stima preliminare era +0,9%), mostrando segni di accelerazione (era +0,5% a dicembre). Lo rende noto l’Istat. L’inflazione ha toccato il livello massimo da tre anni e mezzo. Bisogna risalire infatti ad agosto del 2013 per avere un valore maggiore (+1,2%).

I settori più colpiti dal boom dei prezzi. L’inflazione acquisita per il 2017 risulta pari a +0,7%. Il rialzo dell’inflazione, spiega l’Istat, e’ dovuto alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilita’. Si tratta in particolare della netta accelerazione della crescita tendenziale dei Beni energetici non regolamentati (comprendono i carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti e i combustibili per uso domestico non regolamentati; +9,0%, da +2,4% del mese precedente) e degli alimentari non lavorati (+5,3%, era +1,8% a dicembre), cui si aggiunge il ridimensionamento della flessione dei prezzi degli Energetici regolamentati (includono le tariffe per l?energia elettrica e il gas di rete per uso domestico; -2,8%, da -5,8%). A gennaio, infatti, l”inflazione di fondo’, al netto degli energetici e alimentari freschi, rallenta, seppur di poco, portandosi a +0,5%, da +0,6% del mese precedente; al netto dei soli Beni energetici, invece, si porta a +0,8% (da +0,7% di dicembre). Su base annua la crescita dei prezzi dei beni accelera in misura significativa (+1,2%, da +0,1% di dicembre) mentre quella dei servizi rallenta (+0,7%, da +0,9% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a dicembre, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo dopo 46 mesi portandosi a meno 0,5 punti percentuali. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) diminuisce dell’1,7% su base congiunturale e aumenta dell’1,0% in termini tendenziali (la stima preliminare era +0,7%), da +0,5% di dicembre. La flessione congiunturale e’ in larga parte da ascrivere ai saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui l’indice Nic non tiene conto. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (Foi), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,9% nei confronti di gennaio 2016.

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