Pd, rebus congresso. Per la segreteria in campo anche il ministro Orlando

Fonte: lettera43.it

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Dopo la scissione e la nomina della commissione congressuale il Partito Democratico è ora al lavoro, sotto la guida del vice segretario Lorenzo Guerini per la scelta delle date entro cui tenere il congresso che eleggerà il nuovo segretario dopo le dimissioni di Matteo Renzi. A sfidare l’ex presidente del Consiglio ci sarà sicuramente il governatore della Puglia Michele Emiliano e, nelle prossime ore, è attesa anche la discesa in campo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando per la corrente dei Giovani turchi. Pochi minuti fa con un post su Facebook il ministro Orlando ha confermato la sua candidatura alla segreteria del partito. “Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare soltanto prepotenza.  Ho deciso di candidarmi perché credo che
ci voglia responsabilità.  Ho deciso di candidarmi perché credo che il partito democratico debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all’Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti molto difficili”. Stasera alle 18 al circolo Marconi di Roma ci sarà il suo intervento nel quale spiegherà le ragioni della sua discesa in campo al prossimo congresso del Pd.

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Congresso tra aprile e maggio, poi al voto – Le opzioni al vaglio della commissione congressuale sono due: il 7 aprile o al più tardi entro la prima settimana di maggio, come chiesto dalla corrente che fa capo al presidente della Regione Puglia che chiede più tempo per potersi confrontare con i territori posto che Renzi ha già cominciato la sua campagna elettorale dal giorno dopo le sue dimissioni da premier in seguito alla sconfitta al referendum costituzionale di dicembre. Ad escludere categoricamente la prima opzione è stato il deputato pugliese Francesco Boccia, che sostiene la candidatura di Emiliano, che ieri sera ha ribadito questa posizione intervenendo a Tg3 Linea Notte. Quale che sarà la scelta della commissione l’obiettivo è chiaro: andare alle Primarie prima di giugno tentando di accoppiare elezioni amministrative ed elezioni politiche, chiudendo anzitempo la legislatura e l’esperienza del Governo guidato da Paolo Gentiloni.

Renzi e De Luca, "amore" finito?L’accordo Renzi-De Luca e il dissenso della base – Se, come scrive il Corriere della Sera, l’ex premier e il governatore della Campania Vincenzo De Luca pare abbiano sotterrato l’ascia di guerra dopo il magro risultato del referendum di dicembre, stringendo un accordo per il sostegno al congresso in cambio di una candidatura certa alla Camera dei Deputati per il primogenito dell’ex sindaco di Salerno, il Pd salernitano è in tumulto. Il segretario provinciale dei dem, Nicola Landolfi ha scritto una lettera alla commissione congressuale per chiedere oltre che rispetto anche umiltà.  “Bisogna subito integrare un esponente dei Giovani Democratici nella Commissione Nazionale per il Congresso, lo scelgano loro. Per il resto, sono sempre più convinto che cominciare dalle Primarie, peraltro aperte, trasformerebbero quella domenica mattina in un momento di disordine, se la Commissione Nazionale non cambierà le regole di partenza. Infine, se potessi dire una cosa nell’orecchio a Renzi, gli suggerirei di occuparsi di più del Partito, vista la sua forza interna e il rischio che, tra la gente, queste Primarie, vengano percepite, come l’ “appello” del 4 dicembre”. 

Mattia Carpinelli
Mattia Carpinelli
Nato a Salerno, giornalista pubblicista dal 2008, collabora - ed ha collaborato - con diverse testate locali (La Città di Salerno, Il Mattino-Salerno, Radio Alfa) occupandosi di cronaca, politica, ambiente, sanità, lavoro. Ascolta tanta musica che nessuno conosce e qualche volta riesce anche a finire dei libri comprati mesi prima.

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