Diga del Pertusillo: non c’è petrolio, ma alghe

Le foto shock della diga del Pertusillo (Credit Michele Tropiano)

Solo alghe. Nelle acque della diga del Pertusillo, in provincia di Potenza, non è stata riscontrata la presenza di idrocarburi, ma soltanto di alghe. È quanto è emerso dal vertice in Regione con Arpab e Ispra convocato dal governatore lucano Marcello Pittella, dopo l’allarme lanciato dagli ambientalisti e le preoccupazioni espresse dai sindaci della zona, allarmati dalla presenza di chiazze marrone scuro nelle acque della diga. Gli esami svolti sinora sulle acque che da giorni presentano un colore scuro, precisano da via Verrastro (sede della Regione), «escludono la presenza di idrocarburi». Lo ha detto il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, dopo il vertice con i rappresentanti dell’Arpab e dell’Ispra, evidenziando la necessità di «fare chiarezza sugli ultimi accadimenti, per evitare la diffusione del seme del dubbio nella percezione dei lucani». Nei prossimi giorni saranno effettuati ulteriori esami, anche se la Regione sta predisponendo una diffida all’Eni perché resta da chiarire la vicenda di uno sversamento di greggio da una cisterna, avvenuto nei giorni scorsi, e per il quale l’Asi aveva invitato l’Eni a intervenire.

La Regione Basilicata e l’Arpab – con il coordinamento e la supervisione dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – avvieranno comunque un piano straordinario per il controllo dell’invaso. Saranno poste in essere una serie di attività, fra cui il campionamento della qualità dell’acqua e il riconoscimento della specie delle alghe, ma saranno anche anticipati i tempi per le analisi sulla potabilizzazione, così come per il censimento di tutti gli scarichi, a partire da quelli delle aziende agricole. A fare il punto sulle attività di monitoraggio e controllo, eseguite dall’Arpab in queste settimane, con il governatore lucano, oltre all’assessore regionale all’Ambiente Francesco Pietrantuono, anche i funzionari e dirigenti del dipartimento Ambiente e della presidenza della giunta regionale, dell’Arpab – fra cui il direttore generale Edmondo Iannicelli – e il coordinatore dell’Ispra, Fabio Pascarelli, uno dei maggiori esperti in Italia di siti contaminati.

«Da tutti i controlli fatti finora – ha chiarito il direttore dell’Arpab, Iannicelli –  su impulso delle forze dell’ordine o dei sindaci dell’area, non è risultato che nel laghetto o nella diga del Pertusillo ci fosse inquinamento da idrocarburi».

La Regione ha, inoltre, chiesto all’Ispra «di avviare comunque uno studio sul funzionamento dell’impianto petrolifero del Cova», ossia del centro oli Eni di Viggiano, così come «sulla situazione dei pozzi dismessi presenti nel territorio, per capire, con chiarezza scientifica se esista realmente un collegamento tra l’attività complessiva e la presenza di materiali inquinanti o delle macchie di colore scuro che stanno creando allarme tra la popolazione».

Allo stesso tempo, però, viene considerata con maggiore convinzione l’ipotesi – avvalorata dalle analisi già effettuate negli anni dall’Arpab – che la presenza di sostanze come azoto o fosforo sia determinata da fattori legati all’attività antropica (da quella agricola a quella di depurazione) e non alle attività estrattive. Lo hanno ribadito, nel corso della riunione, gli stessi tecnici dell’Arpab, spiegando che «il fenomeno  si è verificato in altre situazioni già nel 2010: in quel caso, dopo le analisi, non erano state riscontrate evidenze di contaminazione di tipo chimico correlabili ad attività industriali, ma era  stato registrato, invece, uno sviluppo abnorme di materiale algale, determinato da fattori legati all’attività antropica, ma anche al repentino cambio di temperature e quindi alle condizioni climatiche. Tra il 2014 e il 2015, nell’ambito del progetto Ecosistemi della Val d’Agri, che prevedeva una definizione di tipo qualitativo dei corpi idrici lago e fiume Agri a monte del Pertusillo – ha aggiunto l’Arpab – è stata riscontrata presenza di fosforo, che proviene da attività agricole o da depurazione». Sulla colorazione scura delle acque gli esperti hanno, inoltre precisato che: «deriva da una proliferazione abnorme di alghe, che nella fattispecie può essere stata innescata dalla presenza di nutrienti, così come da bruschi cambi di temperature. È un fenomeno che ciclicamente si ripeterà, perché del tutto naturale».

Per il governatore lucano esistono due questioni: «una riguarda lo sversamento da una delle quattro cisterne all’interno del Cova, l’altra le macchie colorate sulle acque della diga del Pertusillo». «Sul primo punto – dice il presidente – vogliamo capire se c’è stata l’inosservanza da parte di Eni delle prescrizioni del Comitato tecnico regionale (Ctr), che prevedevano la realizzazione di sottofondi nei quattro serbatoi entro il 2017 e stiamo già predisponendo una diffida, affinché si attivi immediatamente a farlo. L’altra vicenda – precisa – riguarda la diga del Pertusillo. Dalle analisi possiamo escludere la presenza di idrocarburi, nonostante l’episodio dello sversamento da una delle cisterne, nel frattempo l’Arpab con Ispra sta continuando le indagini per comprendere fino in fondo le cause dei cambiamenti cromatici, che si verificano in generale su tutti i grandi invasi del mondo e non solo della Basilicata. È stata riscontrata, invece, la presenza di un’alga, di cui cercheremo la nature e l’origine, che potrebbe essere addebitata agli sversamenti impropri che provengono dall’agricoltura. Sono state fatte tra l’altro ulteriori indagini che ci dicono che l’acqua è assolutamente potabile. Una volta ottenuti tutti i risultati saremo in grado di agire. Lo faremo in fretta, perché esiste un problema di credibilità nel rapporto tra noi e i cittadini. Non faremo sconti a nessuno ed andremo avanti».

Ivana Infantino
Ivana Infantino
Giornalista professionista, da freelance collabora con Il Mattino e la Gazzetta del Mezzogiorno. Da addetto stampa alla Provincia di Potenza (2001-2010), tra le altre cose, ha curato diverse pubblicazioni per conto dell' ente. Fra le testate con cui ha collaborato anche Consiglio Informa (agenzia) e Mondo Basilicata (rivista).

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