Primarie Pd, la “chiamata alle urne” di Vincenzo De Luca

Se a livello nazionale non si respira un clima sereno in vista delle primarie del Pd, in Campania ed a Salerno la situazione è ben diversa. Dei tre candidati in corsa (Renzi, Orlando e Emiliano), l’unico certo di fare il botto in termini di consensi è l’ex premier. Nonostante tutto e tutti, il rottamatore fiorentino potrà contare sulla mobilitazione generale che il governatore della Campania De Luca sta imponendo a tutti i suoi.

Alta tensione in Campania dopo il caso Miano. Sul territorio regionale della Campania è ormai calato il velo del commissariamento. Solo così, con gli ispettori inviati da Orfini, si potranno evitare le figuracce della precedenti primarie. Come gli effetti collaterali di un farmaco, anche per la scelta del segretario dem è possibile che ci siano delle situazione di “rigetto”. Ecco perchè il Nazareno è corso ai ripari, mettendo sotto la lente di ingrandimento anche l’operato del governtore della Campania. Su du lui e su come si comporteranno gli elettori dem in Campania ed a Salerno sono puntati riflettori mediatici enormi. Ma lui, De Luca, va diritto per la sua strada. L’ex sindaco di Salerno ha già provveduto a mobilitare anche gli ex amministratori locali, “trombati” alle ultime amministrative. Il plebiscito per Renzi deve essere bulgaro. Almeno dalle sue parti.

Le candidature ufficiali. Michele Emiliano è stato il primo dei candidati a presentare le firme necessarie a correre al congresso Pd. A depositare la candidatura è stato Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, che all’uscita dal Nazareno spiega: “Le nostre 2000 firme sono state raccolte in varie circoscrizioni da numerosissime regioni. Si parte. Con una rete spontanea e dal basso, che ci ha inviato il triplo delle firme necessarie. Abbiamo potuto depositarne 2000, tutte le altre le terremo come simbolo della partecipazione popolare per questa candidatura”. Tra i sostenitori di Emiliano “non ci sono molto deputati perché una nostra proposta molto forte è cancellare i capilista bloccati e questo non piace a tanti”, sottolinea Boccia. “Non credo di aver contribuito ad alcuna spaccatura – ha affermato Emiliano. Anzi, con la mia decisione ho dato il massimo possibile per l’unità del centrosinistra e per evitare che il Pd alle prossime elezioni arrivi con una leadership azzoppata o alla semplice difesa dell’establishment. Io mi candido per far vincere il Pd alle prossime elezioni”. “Il referendum del 4 dicembre è stata una parete di cemento armato contro cui Renzi si è schiantato. Ora chiede le chiavi di un’altra automobile ed io non gliele voglio dare”.

L’outsider Orlando. Firme a sostegno della candidatura alla segreteria del Pd “ne abbiamo raccolte tante di più ma ne abbiamo consegnate 1996, un numero non casuale che fa riferimento a una data ben precisa”. Lo dice Andrea Orlando (fonte ansa.it) candidato alla segreteria Dem, all’uscita dal Nazareno dopo aver ufficializzato la sua candidatura presentando un numero di firme che simbolicamente rendono omaggio all’anno di nascita dell’Ulivo. “Il Pd ha bisogno di diminuire le distanze, il Paese ha bisogno di ridurre le distanze, questo è il senso più profondo della mia candidatura”, sottolinea il ministro. “Chi guida il Pd difficilmente sarà presidente del consiglio”, ha detto il ministro Andrea Orlando a SkyTg24. “Oggi siamo in una situazione – ha detto Orlando – di superamento della concezione maggioritaria e siamo anche in una situazione di tripolarismo. Io ci ho creduto nel maggioritario, ma nei fatti è stato superato dagli eventi, che non ci piacciono, tanto è vero che io ho fatto la battaglia in favore del sì al referendum; ma occorre prenderne atto. Chi guida il partito difficilmente sarà presidente del Consiglio, prendiamone atto e dedichiamoci a ricostruire il Pd: aiuterebbe chi sarà destinato a diventare Presidente del Consiglio”. Il ministro ha definito “singolare” la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Luca Lotti. “Lotti – ha detto – ha ricevuto l’avviso di garanzia a dicembre, è singolare che la mozione venga presentata oggi. L’avviso è uno strumento di garanzia per chi lo riceve e non uno strumento per l’accusa”. Alla domanda se ci sia un complotto per “liquidare” il Pd, Orlando ha replicato: “Non credo nei complotti; che qualcuno voglia liquidare il Pd è normale, siamo il partito che tiene in piedi la democrazia in Italia. Ma escluderei categoricamente un complotto. A noi sta la reazione e la capacità di costruire unità. Per questo i toni che useremo durante il congresso saranno importantissimi. Tanto meno saranno le distanze tra noi, tanto maggiore sarà la possibilità delle persone di sentirsi parte di questa costruzione e di partecipare”.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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