L’agromafia “vale” 22 miliardi. Mezzogiorno maglia nera

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Il comparto agricolo cresce e con esso l’attenzione, e gli “investimenti”, della criminalità organizzata per tutte le attività economiche legate al settore. Se gli interessi dei gruppi criminali per l’agricoltura non sono certo una novità, i numeri diffusi dal quinto rapporto sulle agromafie, curato da Eurispes e Coldiretti, disegnano uno scenario molto più preoccupante di quello che solitamente si può immaginare.  Il volume d’affari delle agromafie dello scorso anno è stato stimato in 21,8 miliardi di euro, con una crescita del 30% rispetto al 2015. Una stima probabilmente riduttiva, considerate le difficoltà a valutare con esattezza il valore di una serie di operazioni difficilmente tracciabili. Il dato è, tuttavia, un chiaro segno della capillare presenza della criminalità organizzata all’interno del comparto produttivo agricolo e dei settori ad esso legati.

I campi d’azione – L’attività della criminalità organizzata nel settore agricolo si concretizza in una miriade di azioni ed interventi, che vanno dall’imposizione del pizzo agli imprenditori, all’usura, al furto di bestiame e macchinari utilizzati dalle imprese agricole. Ma il campo d’azione si è allargato anche ad altri settori: dal controllo dei trasporti dei prodotti agricoli all’investimento diretto nel settore della ristorazione.  “Sul fronte della filiera agroalimentare -spiega la Coldiretti-, le mafie, dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati. Nel 2016 – aggiunge l’organizzazione agricola – si è registrata un’impennata di fenomeni criminali nel settore agricolo.  A questi reati contro l’agricoltura  si affiancano racket, usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione”. Anche la sempre maggiore presenza di stranieri nella gestione di alcune attività commerciali può essere,  per Coldiretti, segno di un’attenzione della criminalità organizzata per il settore. “Nelle città –evidenzia l’associazione di categoria-, silenziosamente, i tradizionali fruttivendoli e i fiorai sono quasi completamente scomparsi, sostituiti i primi da egiziani e i secondi da indiani e pakistani che controllano ormai gran parte delle rivendite attive sul territorio. Si direbbe un vero miracolo all’italiana, affiancato però dal dubbio che tanta efficacia organizzativa possa anche essere il prodotto di una recente vocazione mafiosa per il marketing”.

L’incidenza sul territorio – E’ ancora una volta il Mezzogiorno a subire maggiormente il peso dell’azione dei gruppi criminali nella filiera agro-alimentare. Anche se recentemente l’azione della criminalità organizzata ha iniziato ad interessare con sempre maggior forza alcune province dell’Italia settentrionale. In particolare Genova e Verona si segnalano come le realtà del Nord dove maggiormente si registrano attività illecite nel comparto agricolo. Attività che si concretizzano prevalentemente nella falsificazione di prodotti, l’olio nell’aerea genovese ed i suini in quella veronese. Tuttavia, come detto, è al Sud che la situazione resta più difficile: tra le prime dieci province italiane per intensità del fenomeno agromafia ben otto sono meridionali. In questa classifica dedicata all’incidenza dell’azione dei gruppi criminali nel comparto agricolo figurano per la Calabria Reggio Calabria (al primo posto) e Catanzaro; per la Sicilia Palermo, Caltanisetta e Catania; per la Campania Napoli e Caserta; per la Puglia Bari. Realtà ognuna con una propria specificità:  controllo della produzione agricola e della pastorizia, insieme ad adulterazione dei prodotti tipici, in Calabria; infiltrazioni criminali nel mercato ortofrutticolo e della pesca, oltre al tentativo di controllare i trasporti e la distribuzione dei prodotti agricoli e del pescato, rappresentano le principali problematiche in Sicilia. Quanto alla Campania  mentre a Caserta si registra un controllo “ramificato” dell’intera filiera agroalimentare, a Napoli la criminalità organizzata sembra più interessata ai processi di trasformazione dei prodotti agricoli. Quanto alla Puglia il problema principale è rappresentato dalla contraffazione dei prodotti.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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