Renzi “rottama” i voucher e scansa il pericolo del referendum del 28 maggio

voucher

Ancora una capriola. Ancora un salto mortale all’indietro per evitare l’ennesima batosta dal corpo elettorale e provare a risalire la china. Matteo Renzi ha capito bene che non è aria per lui ed il suo Pd rabberciato alla meno peggio. E così ha telefonato al premier Paolo Gentiloni, esortandolo ad una contromisura tattica per evitare il referendum sui voucher in maniera elegante. Ecco che quindi spunta all’improvvisto la commissione Lavoro della Camera dei Deputati che rinnega quanto fatto fino a ieri, abolendo di fatto i “buoni lavoro”. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa realmente è successo ieri e cosa accadrà oggi.

Il “passo indietro” di Gentiloni. Il Consiglio dei ministri nella riunione odierna varerà un decreto che incorpora le modifiche al Jobs Act approvate dalla commissione Lavoro della Camera con le quali si abrogano le norme sul lavoro accessorio e sull’uso dei ticket. Fino al 31 dicembre 2017 saranno utilizzabili quelli già acquistati, poi stop. Fonti governative del Pd hanno preannunciato che si lavorerà a un provvedimento condiviso anche con le parti sociali in Parlamento da approvare in breve tempo «per dare strumenti alternativi alle famiglie e per agevolare la semplificazione delle norme a vantaggio delle imprese». In pratica, quello che l’esecutivo Gentiloni sta pensando è una replica dei minijobs tedeschi, ossia una forma contrattuale ad hoc (a partire dalla retribuzione «competitiva» anche dal punto di vista contributivo) per il lavoro di breve durata e per quello svolto in ambito familiare. La battaglia con il sindacato e con la sinistra è destinata, pertanto, a continuare.

La pantomima del doppio salvataggio Lotti-Minzolini. Nessuno voleva crederci, eppure è andata proprio così. Matteo Renzi ed i suoi si preparano al giudizio delle primarie, sposando a pieno titolo quel vecchio adagio popolare che recita: “due pesi, due misure”. Già perchè il rottamatore fiorentino, protagonista insieme al Pd, di feroci crociate e guerre sante contro alcuni ministri (vedi i casi Idem, Cancellieri, Lupi, De Girolamo, solo per citare alcuni esempi), costretti alle dimissioni per evitare “scandali” alla coscienza etica del Bel Paese, ha dimenticato a Palazzo Pinti la sua proverbiale corazza etica, stringendo un accordo con Forza Italia finalizzato ad un doppio salvataggio: quello del ministro Lotti e quello del senatore Minzolini. Per la serie “do ut des”, un vero e proprio baratto politico che cela a malapena l’esistenza di quello strano feeling tra Berlusconi e Renzi. E chissà cosa ancora ci aspetta.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *