Mezzogiorno: le Pmi guidano la ripresa economica, fragile, del territorio

Il sistema economico-produttivo del Mezzogiorno mostra incoraggianti segnali di ripresa, tuttavia i livelli attuali sono ancora inferiori a quelli del 2007, alla vigilia dell’inizio della crisi. Una conferma di questo quadro, emerso già con il rapporto Svimez 2016, arriva dal terzo rapporto sulle Pmi del Mezzogiorno curato da Confindustria e Cerved. Il documento fotografa lo stato di salute delle piccole e medie imprese meridionali, cogliendo i progressi di questi ultimi mesi, senza tuttavia tralasciare di indicare le criticità ancora presenti. Criticità che limitano una ripresa ancora incerta.

La situazione – Il tessuto produttivo meridionale si conferma costituito da una rete di piccole e piccolissime aziende: su un totale di oltre 1 milione e 600 mila imprese attive al Sud, infatti, il 90,2% si colloca nella classe dimensionale tra 1 e 9 addetti, con una netta prevalenza delle ditte individuali, pari al 68,5% del totale. Circa 25mila le Pmi che hanno tra 10 e 250 addetti, con fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro. Il tessuto delle Pmi meridionali si presenta meno robusto e strutturato rispetto a quello del centro nord, con evidenti specificità anche nei diversi settori produttivi: meno marcata la presenza di imprese industriali in senso stretto (20,1% rispetto alla media nazionale del 29,9%), prevalenza dei servizi (56,4%) e delle costruzioni (16,6%), imprese agricole al 3% rispetto ad una media nazionale dell’1,7%. Le Pmi di capitali del Sud occupano 637mila addetti, di questi 200mila, pari al 32%, nella sola Campania, 128mila in Puglia e 119mila in Sicilia.

I risultati – Dal 2007 ad oggi il numero delle Pmi nel Mezzogiorno si è ridotto del 15%, pari a 4.230 imprese, per effetto della crisi. Questa contrazione, però, ha avuto paradossalmente l’effetto di rinforzare il sistema, espellendo dal mercato le imprese con maggiore indebitamento e/o minore solvibilità. E se in Italia la linea di tendenza si è invertita, nel Mezzogiorno continua la riduzione delle Pmi, con l’eccezione di Basilicata, Sicilia e Puglia. Benché si sia al di sotto dei livelli pre-crisi, la tendenza alla ripresa è evidente: il fatturato delle Pmi meridionali cresce del 3,9%, più della media nazionale pari a 3,1%. In crescita anche il valore aggiunto (+ 4,9%), unico dato a tornare sopra i valore precedenti l’esplosione della crisi. Tornano a crescere anche gli investimenti, segnale chiaro di un aumento della fiducia degli imprenditori. Nel primo semestre del 2016 sono nate 18mila nuova Pmi nel Mezzogiorno. Ancora una volta a guidare la classifica è la Campania, con 6mila nuove imprese pari al 9,7% in più rispetto all’anno precedente. Seguono Sicilia (3.669, +5,4%) e Puglia (3.381, +2,8%). In calo anche i fallimenti: 387 nel 2016 con un calo del 20,7% rispetto all’anno precedente. Unica eccezione la Sicilia.

L’innovazione – In questo contesto segnali “timidi ma significativi” arrivano sul fronte dell’innovazione: sono più di 3mila le starup e le Pmi innovative operanti nel Mezzogiorno. Ancora poche rispetto, in particolare, ai numeri che si registrano nelle regioni settentrionali, tuttavia si tratta di aziende molto dinamiche e dalle grandi potenzialità. Ad oggi sono 23mila gli addetti, con ricavi che sfiorano i 3 miliardi di euro. Quanto alla distribuzione sul territorio delle 2823 startup innovative si ripropone il consueto schema: Campania (con 833 strarup), Sicilia (530) e Puglia (527) sono le regioni che mostrano maggiore dinamismo nel settore. Sono 476, invece, le Pmi innovative, anche in questo caso con una netta prevalenza campana (136) e pugliese (112). I principali settori d’azione per le startup meridionali sono costituiti da mobile e smartphone, ecosostenibilità e biotech. Per le Pmi il settore di massimo impegno è quello dell’ecosostenibilità.

Aspetti negativi – Tra gli elementi di criticità per le Pmi meridionali il rapporto Cerved evidenzia, ancora una volta, le difficoltà di accesso al credito per molte imprese. Difficoltà che spesso si concretizzano in limitazioni notevoli alla liquidità delle aziende. Il costo medio del debito, inoltre, per le Pmi del Mezzogiorno, benché si sia progressivamente ridotto, resta più alto (+ 0,65) rispetto alla media nazionale.

Previsione – All’interno di questo scenario il 2017 sarà, per gli analisti di Cerved e Confindustria, “un anno chiave per il Mezzogiorno”. E questo almeno sotto tre profili: far decollare la programmazione 2014-20 dei Fondi Strutturali, accelerare i piani attuativi del Masterplan, diffondere la visione strategica di “Industria 4.0”. Con l’obiettivo di consolidare i segnali positivi degli ultimi dodici mesi. Un obiettivo che non dovrebbe essere impossibile raggiungere: “Secondo le previsioni di Confindustria e Cerved –si legge nel rapporto- nel 2017 e nel 2018 le prospettive delle imprese meridionali dovrebbero migliorare ancora, con il fatturato e il valore aggiunto che crescono a buoni ritmi e a tassi superiori a quelli del resto del Paese. Segnali positivi provengono anche dalle stime sul MOL, il cui tasso aumenta sia nel 2017, sia nel 2018, e anche in questo caso più che nella media italiana. Il rapporto tra i debiti finanziari e il capitale netto, invece, è previsto attestarsi su valori sostanzialmente stabili ma di gran lunga ancora maggiori di quelli previsti per le Pmi italiane nel loro complesso, un indicatore che conferma quanto sia decisiva, anche negli anni a venire, la partita finanziaria per le Pmi meridionali”.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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