Dazi di Trump: a rischio 250 milioni per l’agroalimentare italiano

A rischio 250 milioni di euro di export per le aziende del comparto agroalimentare italiano. Questo il danno che potrebbe colpire il settore a seguito della decisione, annunciata nei giorni scorsi, dell’amministrazione Trump di porre super dazi sulle merci si importazione. Sono ben 90, infatti, i prodotti dell’agroalimentare italiano compresi nella “lista nera” delle merci su cui dovrebbero gravare le nuove, onerose tariffe doganali statunitensi. E buona parte di queste merci rappresenta una voce importante della produzione agroalimentare delle regioni meridionali.

 I prodotti nel mirino – Nell’elenco, ancora non definitivo, esaminato da Coldiretti figurano prodotti come i pomodori in polpa o pelati, le castagne, i tartufi, le acque minerali e persino le barrette di cioccolata. E se queste ultime valgono “solo” un milione di euro sul mercato a stelle e strisce, merci come le acque minerali pesano per 147 milioni di euro nell’interscambio tra Italia e Usa, i pomodori pelati o in polpa 78,9 milioni, i tartufi 9,7 e le castagne 5. Ma il danno potenziale all’export dell’agroalimentare made in Italy, secondo le stime di Coldiretti, è ancora maggiore. Gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di sbocco, dopo Germania e Francia, per i prodotti agroalimentari italiani. Un mercato che vale 3,8 miliardi di euro (circa il 10% dell’export complessivo dell’agroalimentare italiano) e che nel 2016 ha fatto registrare un tasso di crescita del 6%. In cima alla lista dei prodotti esportati negli Usa il vino, per un valore di 1,35 miliardi ed in crescita del 5% nel 2016, l’olio (499 milioni e +10% nel 2016), i formaggi (289 milioni, +2% nel 2016) e la pasta (271 milioni, +4% nel 2016).

Il rischio “tarocchi” – Altro aspetto, evidenziato dall’analisi di Coldiretti, è il pericolo che i nuovi dazi oltre a ridurre le importazioni italiane in Usa possano favorire la crescita delle imitazioni dei prodotti made in Italy. “Il rischio -sottolinea il presidente di Coldiretti Salerno Vittorio Sangiorgioè che si acuisca il problema della contraffazione oltreoceano, con tanti furbetti pronti a etichettare prodotti americani con nome San Marzano. In questa fase è necessario che l’Europa metta in campo il meglio delle sue abilità negoziali e diplomatiche. Tra pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, olio extravergine di oliva e vino, la provincia di Salerno è tra le più contraffatte d’Italia. Quello della contraffazione è un problema che danneggia moltissimo il Sud, che poggia una parte molto significativa del suo pil sull’agroalimentare”.

Secondo gli studi di coldiretti il mercato delle imitazioni dei prodotti agroalimentari italiano vale, già oggi, circa 20 miliardi di euro sul mercato statunitense. “Il 99% dei formaggi di tipo italiano –sottolinea la Coldiretti- è in realtà realizzato in Wisconsin, California e New York, dal Parmesan al Romano senza latte di pecora, dall’Asiago al Gorgonzola fino al Fontiago, un improbabile mix tra Asiago e Fontina. Ma c’è anche il Chianti prodotto in California, mentre sempre negli States è possibile acquistare del Marsala Wine. Il fenomeno del falso vino made in Italy trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete dove è possibile acquistare da aziende statunitensi pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose”.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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