Comune Salerno, tregua armata in maggioranza. E stasera c’è Massimo D’Alema

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E’ solo una tregua. Per giunta armata. L’epilogo del consiglio comunale di venerdì scorso continua a produrre i suoi effetti collaterali. L’eco della figuraccia politica del gruppo consiliare “Articolo Uno – Democratici e Progressisti” riecheggia ancora nei corridoi di Palazzo di Città, come anche il “faccia a faccia” consumatosi poco prima dell’assise nel Salone dei Marmi. I tanto reclamizzati emendamenti di Dp – per una manovra aggiuntiva da 3.5 milioni di euro – hanno avuto vita breve e sono finiti subito nel cestino. E non poteva essere altrimenti, visto che la prova muscolare dei ribelli dem – appena abbozzata – poteva condurre solo ad un risultato, quello di sancire una frattura in seno alla maggioranza e l’uscita dei Dp dalla giunta che sostiene Enzo Napoli. La sconfitta politica del gruppo che fa capo a Michele Ragosta rappresenta però un campanello d’allarme per il fronte deluchiano che oggi è conscio di avere accanto un alleato pronto comunque a puntare i piedi per terra, salvo poi tornare sui propri passi. E questo essere “diversamente deluchiani” porterà ulteriori attriti, ne siamo sicuri. Già a cominciare dalla riunione di maggioranza in programma venerdì prossimo alle 16 (appuntamento mensile istituzionalizzato), come deciso dallo stesso sindaco Napoli. In quella sede, i dippini salernitani proveranno di nuovo a farsi sentire.

D’Alema stasera a Salerno per bacchettare i suoi? Ironia della sorte, uno dei leader nazionali del neonato partito – Massimo D’Alema – interverrà questo pomeriggio (ore 17 – Grand Hotel Salerno) ad una convention organizzata da Federico Conte. Potrebbe essere l’occasione per una prima verifica politica della presenza del gruppo Dp al Comune di Salerno dopo il caso emendamenti cestinati.

Intanto prosegue la battaglia per le primarie. Corrado Martinangelo accusa il Pd: “Gli iscritti contano poco e niente”. “Si e’ conclusa la fase preliminare con i congressi di circolo che hanno da Statuto il compito di selezionare i candidati alla segreteria nazionale. Renzi risulta primo con circa il 68% , mentre Orlando al 25% e il resto ad Emiliano. Massimo rispetto per il voto di tanti iscritti  – scrive l’ex assessore provinciale all’agricoltura – ma questa fase ha dimostrato i tanti limiti sia per partecipazione che vero confronto del nostro partito. Una cosa e’ chiara, in un partito in cui gli iscritti contano poco e niente su tante cose come da statuto la responsabilità non e’ da attribuire solo ai 4 anni di segreteria di Renzi ma viene da lontano. E stando a queste regole balorde la scelta del segretario nazionale spetterà a tutti gli elettori o simpatizzanti del Pd e del centrosinistra diffuso che voteranno liberamente il prossimo 30 Aprile. Dato lo stato del partito, conscio che dovremmo vincere le “secondarie” ( cioè elezioni politiche) continuerò a sostenere Andrea Orlando, che per me rappresenterebbe la giusta figura di Segretario a tempo pieno e che potrebbe rinunciare a candidarsi a Presidente del Consiglio , per concorrere a scegliere una personalità ,che sappia unire il centrosinistra. Per me Renzi non sarà più in grado di farlo e rischieremmo una sonora sconfitta”.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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