Basilicata a Eni: “Intervenire su Cova”. Pittella: verità su ambiente e salute

Il vertice in Regione Basilicata

Basilicata e petrolio. La Regione denuncia la presenza di inquinanti fuori dal centro Oli Eni di Viggiano, in provincia di Potenza, dove si lavorano decine di migliaia di barili di petrolio estratto in Val d’Agri. Se per la diga del Pertusillo, ribadiscono da via Verrastro (sede della Regione), le chiazza scure che colorano le acque sono dovute alla presenza di alghe e non di idrocarburi, lo stesso non può dirsi per le aree contigue al centro oli dove, le analisi di sette campioni prelevati dall’agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpab), hanno dimostrato la presenza, «molto cospicua» di «manganese e ferro e anche di idrocarburi policiclici aromatici». Contaminanti trovati anche nelle acque sotterranee, spiegano i tecnici dell’Arpab, dopo lo sversamento di febbraio nel Cova (centro oli Val d’Agri) che, però, non mettono in discussione la potabilizzazione dell’acqua. «Su ambiente e tutela della salute non possono esistere distrazioni stiamo svolgendo tutte le analisi necessarie per fare chiarezza»,dice il presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella che aggiunge: «vogliamo la verità adotteremo tutti i provvedimenti necessari nel minor tempo possibile e manterremo la stessa linea di severità e rigore del passato».

Le analisi. Al centro dell’incontro in Regione, con il presidente Pittella, l’assessore regionale all’ambiente, Francesco Pietrantuono (Psi), e il direttore generale dell’Arpab, Edmondo Iannicelli, i risultati delle analisi dell’Arpab sui campioni prelevati fuori dal Cova. Con la Regione Basilicata che ha già chiesto all’Eni di intervenire sia per l’inquinamento riscontrato dalle analisi fuori dal centro oli che per bloccare tre dei quattro serbatoi all’interno del Cova che non hanno doppio fondo. Per quanto attiene ai campionamenti effettuati nelle aree esterne l’Arpab – spiegano – a seguito degli esiti ora disponibili del rilevamento effettuato su sette campioni, di cui due all’interno del perimetro del Cova e cinque al di fuori, ha rilevato una contaminazione delle acque sotterranee, essendo stati superati i parametri di riferimento previsti dalle norme vigenti. Per quel che riguarda, invece, gli approfondimenti normativi – precisano dalla Regione –  nelle prossime ore scadrà il termine di sette giorni concesso ad Eni per il riesame del piano di caratterizzazione dopo essere stato rigettato nella scorsa conferenza dei servizi dagli uffici regionali. «Si tratta di un passaggio fondamentale – continua Pittella – per il piano di bonifica, utile a mettere in campo le eventuali ed ulteriori prescrizioni per la sicurezza dell’area: se la compagnia petrolifera non dovesse rispondere nei termini ci attiveremo nei suoi confronti senza esitazioni». Diverse le diffide presentate dal dipartimento Ambiente con le quali la Regione ha chiesto ad Eni di intervenire sui tre serbatoi privi di doppio fondo. «Gli uffici del dipartimento – ricorda l’assessore Pietrantuono – si sono mossi con diffide per chiedere di intervenire sui tre serbatoi privi di doppio fondo. Il primo piano di caratterizzazione è stato da noi ritenuto totalmente insufficiente, soprattutto per quel che concerne le acque sotterranee. Abbiamo richiesto alla compagnia petrolifera – sottolinea – che l’indagine per la messa in sicurezza non venga riferita solo al Cova, ma che sia allargata all’intera area dal torrente Casale e al fiume Agri. Riteniamo, inoltre – ha detto ancora – che sia necessario ampliare il set dei parametri da monitorare, includendo oltre agli idrocarburi anche altre componenti dei processi produttivi».

La diga del Pertusillo. Sulle acque dell’invaso i tecnici di Arpab hanno spiegato che il fenomeno algale, già accertato in precedenza e che provocava la colorazione scura della diga, è in netta diminuzione e si sta depositando sul fondo. Inoltre, i campionamenti eseguiti sui sedimenti hanno rilevato una presenza di idrocarburi che non può essere attribuita ad una causa specifica, né può essere ricondotta a specifici riferimenti normativi. «Il livello di vigilanza sulla diga del Pertusillo – ha detto Iannicelli – è molto alto. Le nostre squadre di Metaponto e di Potenza verificano almeno ogni 15 giorni i dati del bacino. Allo stesso tempo acquedotto Pugliese ed Asl di Taranto fanno campionamenti due volte alla settimana. Le notizie allarmistiche dei giorni scorsi sono prive di fondamento, anche perché sull’invaso c’è un’attenzione costante».

La replica all’ad di Eni. Intanto, il governatore lucano, Marcello Pittella (Pd), replica a distanza all’amministratore delegato di Eni,Claudio Descalzi. «La tutela della salute e la difesa dell’ambiente vengono prima di tutto il resto», ribatte il presidente, rispondendo alla stampa durante il summit in Regione convocato per fare il punto sulla situazione. L’ad di Eni, nei giorni scorsi, a margine dell’Omc 2017, l’ad di Eni aveva dichiarato a proposito della Val d’Agri «si possono investire miliardi, raddoppiando o triplicando la forza lavoro, ma serve un clima con la popolazione: investirò se ci sarà un dialogo reale. Noi vogliamo investire, ma ci concentriamo per avere un maggiore consenso sul territorio. Se verrà trovato lo faremo».

Ivana Infantino
Ivana Infantino
Giornalista professionista, da freelance collabora con Il Mattino e la Gazzetta del Mezzogiorno. Da addetto stampa alla Provincia di Potenza (2001-2010), tra le altre cose, ha curato diverse pubblicazioni per conto dell' ente. Fra le testate con cui ha collaborato anche Consiglio Informa (agenzia) e Mondo Basilicata (rivista).

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