Comune Salerno, il Viminale “boccia” la determina taglia-gettoni. E ora?

Per ben quindici giorni è rimasto chiuso in un cassetto di qualche scrivania, solo per evitare una nuova bomba politica: alla fine spunta fuori il parere del Viminale sul taglio dei gettoni di presenza ai consiglieri che sostanzialmente«boccia» la determina dirigenziale dello scorso mese di agosto. A ben guardare cosa è accaduto in queste ultime settimane a Palazzo di Città, sembra davvero di essere finiti nella trama di un romanzo giallo, dove tutti provano a cercare l’assassino ma nessuno – in verità – lo vuol trovare.

Ecco la ricostruzione del caso. Ma veniamo ai fatti ed alla cronaca – mai raccontata – di quanto è accaduto al Comune negli ultimi 15 giorni. In data 23 marzo 2017, il Viminale – per tramite degli uffici della prefettura di Salerno – ha risposto ufficialmente alla seconda richiesta di parere di legittimità, inviato dal segretario generale Ornella Menna, ed avente ad oggetto la determina dello scorso agosto, a firma del dirigente Tommaso Esposito, con la quale l’amminstrazione comunale aveva deciso di tagliare di oltre il 65% l’ammontare economico lordo del gettone di presenza per i consiglieri comunali che partecipano alle riunioni delle nove commissioni consiliari. Di quella determina – prima tenuta «a riposo» in un cassetto – venne addirittura venne negata l’esistenza, da parte dello staff politico del sindaco Napoli, al solo scopo di tenere «buoni» i consiglieri di maggioranza. Una volta però venuta a galla la verità ed esplosa la bomba, il conseguente dibattito politico che si scatenò all’interno del fronte deluchiano partorì la richiesta di un parere di legittimità, firmato dal segretario generale Menna. La prima risposta del ministero però non chiariva in modo definitivo la questione, tanto che si rese necessaria la seconda richiesta di parere, datata 9 novembre 2016.

5 mesi di attesa per la seconda risposta dal Viminale. La risposta è giunta dopo quasi 5 mesi di attesa ed anche questa è rimasta «a decantare» molti giorni in un cassetto, visto che nel frattempo si doveva celebrare il consiglio comunale lo scorso 31 marzo, con all’ordine del giorno l’approvazione del bilancio preventivo 2017. Cosa sarebbe successo ai già delicati equilibri interni al fronte deluchiano se la lettera del Viminale fosse spuntata fuori in quelle ore? Probabilmente non pochi consglieri avrebbero puntato il dito contro l’amministrazione Napoli, visto che nel suo contenuto si legge con estrema chiarezza che non rientra nella potestà normativa dell’Ente la facoltà di intervenire in aumento o diminuzione delle indennità che spettano ai consiglieri. Dunque, quella determina «taglia gettoni» sarebbe da considerarsi illegittima e politicamente non corretta. E adesso? Cosa succederà? L’amministrazione comunale di Salerno tornerà sui propri passi e “casserà” la determina in questione, ripristinando il vecchio compenso spettante ai consiglieri? Oppure tirerà drittto senza tenere conto del secondo parere del ministero, anche in considerazione che fino ad oggi gli stessi consiglieri – di maggioranza e di opposizione – non hanno firmato nessun ricorso al Tar per chiedere l’annullamento dell’atto amministrativo, visto che nel frattempo le commissioni consiliari sono state tutte radoppiate? Qualunque sia l’esito finale di questa vicenda, resta un dato certo: il caos gestionale che regna a Palazzo Guerra e la grande “tristezza” di una maggioranza fin troppo silente.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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