Salerno, repulisti di De Luca sul caso “taglia-gettoni”? Ecco chi rischia.

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Pasqua di veleni a Palazzo Guerra. Nonostante le parole garbate e l’accorato invito a non “eccedere” del sindaco Enzo Napoli, i fedelissimi del governatore hanno provato a tirare troppo la corda. Fino a quando non si è spezzata. Ieri mattina si è consumato ufficialmente lo strappo politico tra il fronte di maggioranza (ad eccezione dei consiglieri Gallo, Memoli e D’Alessio) ed il primo cittadino sul caso della determina “taglia-gettoni”. In qualsiasi altro Ente locale, uno tsunami del genere avrebbe provocato immediatamente una crisi politica con conseguenze a cascata. Ma Salerno è un mondo a parte, un fortino dove a reggere le fila è sempre e solo l’ex sindaco Vincenzo De Luca. Che in queste ore sta decidendo il da farsi rispetto a tutto il polverone delle ultime ore, senza compromettere la tenuta della giunta.

Colpevolisti e innocentisti, chi rischia davvero. Gli addetti ai lavori non hanno dubbi. Le maggiori responsabilità dell’escalation di malumori e ribellioni, iniziata la scorsa estate con la pantomima dell’elezione dei presidenti di commissione, passata attraverso il giallo della determina “taglia-gettoni” (negando addirittura l’esistenza della stessa) e finita con la bocciatura del Viminale (anche questa sottaciuta e relegata nel dimenticatoio), sono da addebitare ai più stretti collaboratori politici che avrebbero dovuto accompagnare il percorso istituzionale di Enzo Napoli in tutta serenità. “Noi consiglieri siamo ben consci di chi siano davvero le colpe di tutta questa faccenda – conferma uno dei consiglieri deluchiani della prima ora – ed al netto della determina incriminata, l’unica soluzione per cambiare direzione a Palazzo di Città sarebbe quella di una staffetta, di un avvicendamento”. Insomma la “condanna” politica giunge direttamente dalla maggioranza e non dalla stampa, che ha avuto solo il merito di portare a galla una vicenda che viceversa sarebbe rimasta coperta da un velo di ipocrisia e opportunismo. Ma le colpe, come sempre accade, vanno anche divise. E così è giusto considerare che la diffida consegnata ieri nelle mani del sindaco Napoli è semplicemente una forzatura politica, motivata solo dalla presuntuosa volontà di raggiungere un obiettivo senza provare prima una mediazione istituzionale seria. Se ne accorgeranno – quindi – i fedelissimi del governatore che hanno firmato la diffida, di come potrebbe questa firma cambiare i rapporti e gli equilibri interni alla maggioranza.

L’atto sulla scrivania del governatore della Campania. Debitamente informato di quanto stava accadendo ieri mattina in tempo reale a Palazzo di Città, il governatore Vincenzo De Luca ha proseguito nella sua giornata di incontri e appuntamenti. Come ogni venerdì, la sua agenda è piena di nomi e orari. Ma sul suo tavolo, nel tardo pomeriggio di ieri, è giunta comunque anche la diffida dei consiglieri comunali. Che sarà attentamente letta e valutata. Come anche le possibili contromisure, che l’ex sindaco potrebbe innescare già a partire dal prossimo consiglio comunale, nel caso in cui il regolamento dehors – anch’esso foriero di polemiche e veleni – non venga approvato all’unanimità. O quantomeno senza ulteriori strascichi. Quella si che potrebbe essere davvero la goccia che fa traboccare il vaso.

 

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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