Salerno, gli attivisti di “Save Galiziano” scrivono al sindaco Napoli

Gli attivisti del comitato civico “SaveGaliziano” hanno inoltrato in data odierna un nuovo appello al sindaco di Salerno Enzo Napoli per scongiurare l’ipotesi di realizzare una chiesa all’interno del parco urbano Galiziano, nel quartiere di Torrione Alto. Sulla pagine Facebook del comitato si legge: “Nel vigente Piano Urbanistico Comunale, come adeguato da ultimo nel 2015, l’area del Parco del Galiziano viene individuata come segue: si tratta, in buona sostanza, di un’area che – secondo le previsioni originarie del compianto Don Luigi Zottola e del suo progetto di realizzazione di un nuovo edificio di culto – doveva mantenere inalterata la sua conformazione generale, con la preservazione delle aree di parcheggio a fronte strada e la realizzazione di una chiesa (area di interesse comune, individuata con campitura tratteggiata di colore arancio) posizionata al margine esterno dell’area del Parco in modo da minimizzare l’impatto sul comparto territoriale generale e, soprattutto, preservare la continuità degli spazi verdi a servizio della collettività. Tale logica di intervento, mai contestata dalla cittadinanza locale nel rispetto delle esigenze di culto della collettività, è stata invece radicalmente stravolta con l’approvazione della variante progettuale intervenuta con Deliberazione C.C. N.57 del 28.12.2016. La nuova identità del comparto territoriale conseguente all’attuazione del nuovo progetto, al contrario, risulta di difficile comprensione sia in relazione alle esigenze del nuovo edificio di culto che – soprattutto – nell’ottica della collettività. In prima battuta, se è indubbiamente vero che il computo analitico delle destinazioni d’uso delle aree conseguente all’adozione della variante resta inalterato (come più volte sottolineato dall’Arcidiocesi fin dalla lettera Prot.0207963 del 28.12.2016), con la stessa onestà intellettuale non si può pensare di considerare “equivalente” nell’ottica della fruizione degli spazi verdi una soluzione poco invasiva come quella originaria (schematizzata nel PUC approvato) rispetto a quella recentemente approvata in cui l’area del porticato ed, ancor più, della canonica, si estendono come un tentacolo a tagliare trasversalmente l’area del parco che risulta, di fatto, spezzata in due segmenti disorganici. Allo stesso modo appare di dubbia legittimità sotto il profilo tecnico ed urbanistico la scelta di ascrivere alla fattispecie di “area per verde attrezzato e sport” uno spazio pavimentato con lastre di basalto [Cif.to: Pagina 11 della Relazione Tecnica Generale del progetto esecutivo] antistante la chiesa che, tra l’altro, secondo lo schema di convenzione di trasferimento suoli allegato allo stesso progetto esecutivo, parrebbe sottoposto alla manutenzione ordinaria e straordinaria a cura dell’arcidiocesi che, sostanzialmente, ne diventerebbe soggetto gestore.
Un terzo ed ultimo rilievo di carattere generale riguarda, infine, la disomogoneità delle aree oggetto di compensazione ai fini dell’approvazione della variante. Con l’adozione della variante urbanistica, infatti, si barattano spazi a verde “pregiati” ubicati al centro del parco e sui quali sono attualmente presenti attrezzature per la fruizione pubblica per destinarli alla costruzione del “tentacolo” rappresentato dalla casa canonica con il realtivo portico per lasciare alla cittadinanza, di fatto, un’area retrostante la chiesa, inaccessibile per configurazione morfologica e che, oltretutto, per questi stessi motivi, corre il rischio di diventare in breve termine elemento di degrado nell’ambito del sistema parco. Tali elementi, nel complesso, a parere dello scrivente comitato, necessiterebbero di precisazioni da parte dell’Amministrazione Comunale e ciò non tanto per la pretestuosa volontà di ostacolare l’attività di culto quanto piuttosto nell’ottica di salvaguardare una risorsa, quale è il verde pubblico, estremamente preziosa e rarefatta per l’intera collettività“.

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