Nasce l’app Strajob: una soluzione contro il lavoro nero e “irregolare”?

Il mondo delle startup continua a sorprendere! Giovedì 13 aprile è stata presentata a Milano “Strajob Cisl Lombardia“, una app sviluppata per Android dalla startup innovativa Lex&Bit. Il segretario generale Cisl Lombardia con delega al mercato del lavoro, Mirko Dolzadelli, ha riproposto con fermezza la volontà di “fornire uno strumento semplice, funzionale, accessibile perché scaricato sul proprio smartphone, a tutti quei lavoratori, e sono tanti, che vivono una condizione di sfruttamento e non ricevono il giusto compenso per la loro prestazione. Una possibilità in più per dimostrare l’effettiva presenza sul luogo di lavoro”.

Come funziona l’app? In sostanza, come riportato in una nota della Cisl Lombardia, definita dalla co-fondatrice della Lex&Bit, Silvia Pugi, sindacato all’avanguardia nell’offerta del servizio, “una volta scaricata da Google play e installata sul telefonino, l’app Strajob permette al lavoratore di registrare la durata della propria presenza sul luogo di lavoro, l’orario di inizio e fine. I dati sono raccolti attraverso una rilevazione automatica delle presenze sul luogo di lavoro, in modo assolutamente riservato”. Vero è che, in un’epoca in cui il mondo del lavoro cambia e si trasforma, in cui ciò che conta non sono le ore trascorse in ufficio ma l’obiettivo aziendale raggiunto, una app come Strajob potrebbe sì risultare innovativa, ma allo stesso tempo incompleta, oppure, fungere da apripista per ulteriori app che difendano il lavoro nelle nuove forme richieste, quelle in cui la mansione del lavoratore non viene svolta in un ufficio, ma da casa o in una postazione coworking. La tecnologia a servizio e a difesa del lavoro e del lavoratore è una gran cosa! Una conquista che fa ben sperare e che può convincere gli scettici che “determinate diavolerie elettroniche” possono addirittura essere utili ed efficaci. Se usate bene, vale la pena di sottolineare, e a difesa di tutti i soggetti, siano essi dipendenti o datori di lavoro.

La situazione in Italia. Con i voucher non abbiamo forse appreso come uno strumento, tecnologico o manuale che sia, può risultare utile se impiegato con buon senso e dannoso se usato con stoltezza ed egoismo? Ed è forse difficile immaginare cosa potrebbe voler dire una app come Strajob nel settore pubblico, nelle mani dei cosiddetti “furbetti del cartellino”? Un’applicazione, definita innovativa, nata per contrastare le ingiustizie su lavoro, potrebbe in realtà rivelarsi uno strumento a favore di chi ruba il proprio stipendio. Sarebbe sufficiente, infatti, lasciare lo smartphone in ufficio, in custodia ad un collega, e spostarsi indisturbati per sbrigare altre faccende. Furbetti del cartellino a parte, ci ritroviamo, ancora una volta, a ribadire che la questione non sta tanto nell’avere in mano o nel non avere in mano le prove per difendersi dallo sfruttamento sul lavoro, quanto nel coraggio di far valere quelle prove, nella denuncia dell’illecito da parte del soggetto debole, oggi sempre più ricattabile. Tante sono le proposte in campo, concepite per difendere il lavoratore dalle ingiustizie (Ddl Di Salvo su “Disposizioni in materia di modalità di pagamento delle retribuzioni ai lavoratori”) e per contrastare la corruzione (piattaforma online per whistleblowers annunciata da Raffaele Cantone).

L’analisi. In merito al Ddl Di Salvo, ad esempio, che nasce per risolvere la piaga delle “false buste paga”, come dovrà comportarsi il lavoratore che avrà in uso l’app Strajob (ammesso che abbia la possibilità di possedere uno smartphone), in merito agli orari riportati sul documento, specie per i falsi part time? Il lavoratore si opporrà subito alla firma del documento, certo di poter far valere le sue prove? Il Ddl Di Salvo prevede che la firma sulla busta paga non costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione, ma non viene specificato se quella firma debba valere come conferma della regolarità oraria lavorativa riportata. Il disegno di legge potrebbe essere perfezionato in tal senso? Servono strumenti per facilitare la denuncia delle ingiustizie, non vi è dubbio, ma serve soprattutto che il più debole possa, a seguito della denuncia, difendersi dalle conseguenze, non sempre facili, che proprio quella denuncia comporta: il mobbing in primis, se non addirittura il licenziamento. Senza voler in alcun modo smorzare l’entusiamo per la nascita di una applicazione utile come Strajob, è evidente, ancora una volta, come lo strumento più importante da utilizzare per fare bene il proprio lavoro sia uno solo: una coscienza rettamente formata, che consenta di far nascere un rapporto di lavoro su basi chiare e conformi ai dettami costituzionali. Questo sì che vorrebbe dire essere finalmente e davvero innovativi! In un’azienda, in una comunità di persone, non può vigere la cultura del sospetto, bensì della fiducia reciproca tra dipendenti e datori di lavoro. L’illecito e l’ingiustizia, va detto, non sono elementi che risiedono soltanto nella squadra di questi ultimi.

Cinzia Docile (www.jobenquirer.it)

 

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