Mdp, scatta il tesseramento. E Pisapia diventa il “casus belli” del Pd

Nel giorno della festa del lavoro, al via il tesseramento nazionale di Articolo Uno – Mdp. Nella Salerno deluchiana, la sfida dei gazebo dippini il 6 e 7, mentre venerdì 5 si terrà assemblea pubblica per discutere sui temi della città. Si è svolta ieri sera nella sede dell’associazione Davvero – Ecologia e Diritti un incontro di coordinamento tra cinque circoli cittadini di Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista in vista dell’avvio del tesseramento previsto per il 1 maggio. La riunione, convocata dai cinque coordinatori di circolo (Francesco Iandiorio, Pasquale Petrucci, Roberto Radetich, Antonio Petillo e il consigliere comunale Giuseppe Ventura) ha visto la partecipazione oltre che degli amministratori comunali della città (presenti oltre a Ventura il capogruppo di Articolo Uno-Mdp-Davvero, Antonio Carbonaro e l’assessore alle Politiche Giovanili, Mariarita Giordano) e del deputato e membro della direzione nazionale del Movimento, Michele Ragosta, di numerosi aderenti. Su proposta dei coordinatori di circolo si è deciso di accelerare il processo di organizzazione del Movimento in città promuovendo per i prossimi 6 e 7 maggio due giornate di tesseramento con l’allestimento di gazebo in diversi punti della città di Salerno dove verranno raccolte nuove adesioni.La due giorni di mobilitazione territoriale verrà preceduta da un’assemblea pubblica aperta a tutti – aderenti, iscritti e non – in programma venerdì 5 maggio alle 18 nella sede dell’associazione Davvero (in via Raffaele Guariglia, 1 – Pastena) per avviare una discussione tematica sulla città di Salerno.

A livello nazionale scoppia il caso Pisapia. In assenza di legge elettorale, nel Pd si riapre lo scontro, sempre sotto traccia, sulle alleanze. Matteo Renzi, non escludendo uno scenario da larghe intese,”pur lavorando perchè non avvenga”, chiarisce che comunque mai il Pd si alleerà con “i traditori” Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema mentre spera nell’intesa con Giuliano Pisapia. “Se sarà così io chiederò un referendum del Pd per decidere se andare con Berlusconi o Pisapia”, minaccia Andrea Orlando che per riunire il centrosinistra chiede il premio alla coalizione mentre l’ex premier non ha alcuna intenzione di rinunciare al premio alla lista. E’ l’ex sindaco di Milano l’oggetto, o meglio il soggetto, del contendere tra i renziani e gli ex compagni di Mdp (fonte: Ansa.it).

Il progetto di Mdp. Pisapia per ora spinge per unire tutto il centrosinistra, da Sinistra Italiana al Pd, ma i suoi desiderata non sembrano avere grandi possibilità se domenica le primarie incoroneranno segretario Renzi. Sia dal punto di vista politico che tecnico-elettorale. “Una cosa è Pisapia, un’altra è D’Alema, lui ha rotto il Pd, ha brindato il giorno del referendum: se parli ai militanti di quelli che hanno rotto il partito non li fanno entrare nelle cucine delle feste dell’Unità”, è categorico l’ex leader che invece guarda da sempre al movimento di Pisapia come occasione per allargare lo spazio a sinistra del Pd dopo la scissione.

La posizione di Emiliano e Orlando. Alla riunificazione del centrosinistra, modello nuovo Ulivo, guardano invece Andrea Orlando e Michele Emiliano. “La ricostruzione del centrosinistra non può che passare dalla sconfitta di Renzi alle primarie”, è convinto il governatore pugliese che comunque assicura di restare nel Pd anche in caso di sconfitta. Il Guardasigilli, dopo il confronto tv su Sky, torna ad incalzare Renzi alludendo ad una sua preferenza per il ritorno alle larghe intese con Berlusconi. “Io penso che parlare di un eventuale accordo con la destra sia pericoloso, così M5S arriva al 51 per cento”, sostiene Orlando che crede nel ritorno dell’Ulivo, sostenuto anche da Prodi e Bersani. “Non sono io che ero al governo con Berlusconi”, contrattacca l’ex sindaco di Firenze che attraverso i fedelissimi liquida come “fake news” il “derby tra Berlusconi e Pisapia”. Lo scontro è destinato a rimanere teorico finchè non si capirà se la legge elettorale sarà maggioritaria, ipotesi del Pd che non trova numeri in Parlamento, o, come tutto lascia pensare, proporzionale. Renzi a quel punto non ha intenzione di cedere al premio alla coalizione che favorirebbe con certezza solo il centrodestra. E lo costringerebbe a valutare intese a sinistra. “Se c’è il proporzionale i partiti si presentano e poi fanno gli accordi in Parlamento, io volevo cambiare questo sistema ma al referendum ho perso”, dice l’ex leader per addossare agli altri la tentazione delle larghe intese. Il Guardasigilli, invece, chiede il premio alla coalizione proprio in chiave di riunificazione del centrosinistra. Dopo le primarie di domenica si capirà meglio in che direzione andrà il Pd.

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