Primarie bulgare, nella “renziana” Salerno si ribella la “città collinare”: 86 voti

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Se Salerno città incassa 6915 voti in totale alle primarie di domenica scorsa, con un plebiscito bulgaro nei confronti di Matteo Renzi, un dato emerge con forza: i quartieri collinari – dove risiedono oltre 12mila salernitani – hanno detto “no” alla chiamata alle urne del governatore della Campania Vincenzo De Luca e del sindaco di Salerno Enzo Napoli. In 86 si sono presentati al seggio unico di Matierno, un manipolo di coraggiosi che ha praticamente sfidato l’indifferenza generale di tutti i rioni alti di Salerno, da Matierno a Sordina. Chiaro il segnale politico lanciato a Palazzo Guerra ed ai suoi amministratori: se non si inverte la rotta nella politica comunale e nella giusta e legittima attenzione che va riservata ad ogni angolo della città, sarà diserzione di massa anche alle prossime scadenze elettorali.

Intanto Renzi festeggia la vittoria e pianifica l’assemblea nazionale di domenica prossima. Matteo Renzi festeggia il giorno dopo le primarie in famiglia. I dati, ancora non certificati, dello spoglio gli attribuiscono la vittoria al 70% ma, se Michele Emiliano giudica “un risultato straordinario” il suo 10 per cento, Andrea Orlando invita ad aspettare i risultati ufficiali, rivendicando il 22,6% contro il 19,50 reso noto dall’organizzazione del Pd (fonte: ansa.it). Percentuali che non cambiano l’entusiasmo del neoleader e dei fedelissimi, pronti a ridare centralità al Pd anche se M5S, con Luigi Di Maio, vanno all’attacco di un partito che “perde un milione di voti ad ogni elezione”. Renzi avrebbe voluto ieri correre la maratonina a Pontassieve. Ma, racconta la moglie Agnese, “è tornato troppo tardi, alle 2-3 ed è a letto che dorme perchè era stanco”. L’ex premier ha avuto uno scambio di auguri reciproci con Emmanuel Macron. “Io darò il massimo per vincere domenica, tu dai il massimo per vincere le prossime elezioni, insieme cambieremo l’Europa”, si augura il candidato centrista all’Eliseo. Oggi il segretario dovrebbe tornare a Roma per preparare l’assemblea di domenica prossima, quando la sua elezione sarà ufficiale e verrà votata anche la nuova direzione del partito, che rispecchierà la maggioranza schiacciante del leader ottenuta al congresso. Iniziativa sulla legge elettorale e impegno del Pd nei principali dossier del governo, a partire da Alitalia, sono le priorità del segretario, che però dovrà anche riorganizzare gli organigrammi del partito. Anche alla luce della scissione e delle nuove minoranze interne, quella di Orlando e quella di Emiliano.

Emiliano diventa la nuova minoranza dem. “Fronte democratico – rivendica Emiliano – è la nuova area del Pd analoga per dimensioni a quella che era di Enrico Letta. Se Renzi avrà imparato dagli errori commessi, saremo pronti ad assicurare il nostro contributo alla discussione nel Pd e, una volta trovata la soluzione comune, la sosterremo”. E sulla riforma elettorale torna a dichiararsi “sinceramente disponibile” al confronto Luigi Di Maio, concordando con Renzi, ma non con i suoi ex rivali Orlando e Emiliano, sul no al premio alla coalizione altrimenti “facciamo la fine di Prodi con Mastella e di Berlusconi con Fini”. La riforma elettorale, chiarisce il sottosegretario Maria Elena Boschi, “non è responsabilità esclusiva del Pd, occorre che tutte le forze politiche siano responsabili”.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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