Primarie, repulisti per i “deluchiani ribelli” in base ai votanti nei seggi

Prima o poi, i nodi vengono sempre al pettine. Accadrà anche a Salerno e per la precisione ai consiglieri comunali di maggioranza che hanno deciso di voltare le spalle al proprio leader Vincenzo De Luca, disertando il proprio impegno alle recenti primarie. Il discrimine – al di là di quelle che sono le cifre ufficiali del Pd – sarà la “reale” affluenza alle urne nei 15 seggi cittadini. Infatti il governatore della Campania in queste ore sta analizzando il dato singolo di ogni gazebo dem, andando a confrontare l’elenco dei votanti con quello registrato alle ultime amministrative di giugno 2016, dal quale emerge con chiarezza – per ciascun consigliere comunale – il proprio apporto in termini di consenso. E in base a ciò adottare gli opportuni provvedimenti. Politici s’intende.

Alle amministrative 2016 le liste deluchiane incassarono 39mila preferenze. Se si facesse un semplice conteggio, alle ultime elezioni comunali i candidati consiglieri delle sole tre liste deluchiane (Progressisti, Campania Libera e Salerno Giovani), al cui interno ci sono anche diversi iscritti al Pd, riuscirono a conseguire quasi 39mila preferenze in totale. E volendo solo prendere in considerazione i consiglieri eletti, il dato si attesta a quota 26.727 voti. Ora, alle prime di domenica scorsa, superando anche le previsioni, in città hanno votato circa 7mila cittadini, dunque in proporzione solo il 26% di coloro i quali hanno consentito l’elezione dei 19 deluchiani. Questi numeri cosa dicono in realtà? Che semplicemente gli stessi consiglieri deluchiani per buona parte hanno tradito ogni aspettativa, portando alle urne solo 1 elettore su 4. Ovviamente l’impegno è stato diverso per ciascuno dei 19 esponenti delle tre liste fedeli al governatore, ma ciò non toglie che la scarsa partecipazione alla campagna per le primarie sia sotto gli occhi di tutti.

I dati nazionali. Come ha sottolineato l’Istituto Itanes – con la partecipazione a un milione e 839mila persone – manca all’appello un milione di elettori rispetto alle primarie del 2013 quando, a votare, erano stati 2.805.695. Un decremento del 34%, pari a 957mila elettori in meno. Renzi perderebbe dunque 600mila preferenze passando da 1.895.000 voti a 1.283.000. Un dato che desta ancor più clamore se si considera che l’ex premier ha ottenuto un plebiscito nelle cosiddette regioni rosse dove, però, si è registrato la maggior diminuzione di votanti. Renzi, nella sua Toscana, vince con l’81% dei voti ma la partecipazione cala del 46%, mentre in Emilia ottiene il 74% con un calo dei votanti del 48%. Anche in Umbria stravince con l’80% ma la percentuale di elettori segna un -42%. Nelle Marche, infine, si registra un -51% a fronte di una vittoria che, anche in questo caso, supera il 70% (fonte: formiche.net).

Il mappavoto per aree nel Paese. Per il Cise (centro italiano studi elettorali) della Luiss, invece, “ancora una volta la cosiddetta Zona Rossa (Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Umbria) si conferma uno zoccolo duro per il Pd: le quattro regioni hanno totalizzato circa 515.000 votanti, quindi più del 25% del totale”. Per il resto c’è da segnalare la buona partecipazione al voto al Sud dove Emiliano riesce a battere Renzi nella sua Puglia 50 a 35. Dalle primarie del 2007 che incoronarono Walter Veltroni primo segretario del Pd a quelle del 2009 che videro Pierluigi Bersani avere la meglio su Dario Franceschini, il calo partecipazione è stato del 13%. Dalle primarie del 2009 a quelle del 2013, il calo si è ridotto del 9%, mentre, ora, dopo quattro anni, si è registrato un -34%. “I dati delle primarie del Pd indicano – si legge nelle conclusioni dell’indagine del Cise – una chiara e costante diminuzione nella partecipazione a fronte di una scarsa competitività tra i candidati, dato che il candidato favorito (Veltroni, Bersani e Renzi) ha sempre vinto con largo margine”.

L’anagrafe dei votanti. Secondo un’indagine di Cls (Candidate and Leader Selection) curata da Fulvio Venturino, Marco Valbruzzi e Antonella Seddone, i votanti alle primarie sono per il 42% pensionati e l’età media è over 50. Per la precisione: il 42% ha più di 65 anni, il 21% è fra i 55 e i 64 anni, mentre un altro 21% ha un’età compresa fra i 35 e i 54 anni e solo un 15% è un under 35 anni. Alle primarie del 2013 gli anziani erano appena il 29% e i giovani il 19%. Ma a destare preoccupazione è soprattutto il fatto che sia proprio il 40enne Renzi a raccogliere il maggior numero di consensi tra gli over 65: ben il 45% a fronte del 38% di Orlando e del 24% del governatore della Puglia, Michele Emiliano. “Nonostante un leader giovane le primarie confermano una caratteristica dell’elettorato pd che avevamo già riscontrato: il partito è sbilanciato verso le classi d’età più alte mentre il Movimento 5 Stelle prevale tra i giovani”, spiega Nando Pagnoncelli, amministratore delegato di Ipsos che ha condotto una ricerca simile per il Corriere della Sera.

Le classi sociali. Per quanto riguarda la composizione dell’elettorato il 14% degli elettori sono lavoratori autonomi, un altro 14% sono dipendenti pubblici, mentre il 16% sono dipendenti del settore privato. Gli studenti sono solo il 7% a fronte di un 41% di pensionati. Tra tutti questi votanti il 47% si definisce di “centrosinistra”, mentre gli elettori “di sinistra” calano dal 37% al 34% ma aumentano di 3 punti coloro che si dichiarano di “centro” o di “centrodestra”. Fra gli elettori di Emiliano e di Orlando, rispettivamente il 44% e il 47% si definisce di “sinistra”, mentre il 50% dei votanti renziani si definisce di “centrosinistra”.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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