Primarie, ecco chi sono gli elettori di Matteo Renzi a Salerno

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Nascondersi dietro ad un dito è impossibile. Nonostante capriole ed acrobazie, l’evidenza è e resta tale: il Pd salernitano è un partito per vecchi. Lo dicono i numeri e le statistiche che emergono dai risultati delle primarie di domenica scorsa, che hanno incoronato Matteo Renzi segretario nazionale del partito e candidato premier alle prossime politiche, in programma per il 2018. In città, nel feudo deluchiano per eccellenza, le cifre e l’analisi sociologica di chi si è recato alle urne ci consegnano una fotografia impietosa dell’elettorato medio dem, con un partito sempre più a misura di un unico leader e sempre più lontano da quelle che sono le nuove generazioni.

Nei 15 seggi di Salerno città comandano i pensionati e i dipendenti delle miste. Più Mezzogiorno ha anticipato in buona parte i risultati di domenica scorsa già nel corso della mattinata, quando ai seggi hanno iniziato a fare capolina “i soliti noti” del voto “militarizzato”. Oggi siamo anche in grado di fornire l’identikit dell’elettore che ha consentito la vittoria al rottamatore fiorentino. Sugli oltre 6900 voti registrati, 2900 sono di pensionati. L’età oscilla tra i 65 e i 90 anni. Circa 1500 voti sono invece giunti dai dipendenti delle società miste del Comune (compresi molti loro familiari) e delle coop che lavorano in appalti pubblici nei servizi più diversi. Gli altri 2400 voti – infine – sono rappresentati da un migliaio di under 35 (per lo più studenti e giovani professionisti) e altri 1400 di persone con età compresa tra i 35 e i 54 anni. Una statistica – questa – che trova rispondenza anche nei dati nazionali raccolti da un’indagine di Cls (Candidate and Leader Selection).

Giovani sempre più assenti: il Pd è un partito per vecchi. Il dato allarmante che dovrebbe far riflettere i dirigenti nazionali del Pd è l’assenza quasi sistematica dei giovani dai gazebo delle primarie. Un partito che non riesce ad incarnare le speranze delle generazioni che avranno il compito di essere protagonisti del prossimo futuro non può non fare autocritica. Ed a Salerno, poi, tale circostanza è aggravata anche dall’assenza di un ricambio generazionale nella classe dirigente locale (tranne qualche eccezione), sintomo che nel fortino del governatore De Luca si è badato più alla gestione della macchina amministrativa piuttosto che a far crescere gli amministratori del domani.

 

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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