Chiesa al Galiziano, i deluchiani “costretti” a dire si: scoppia il caso

Ormai non si può più nascondere quanto è accaduto nel corso del consiglio comunale del 29 dicembre 2016, quando venne approvata – con il voto della maggioranza deluchiana – la delibera di giunta n. 58 del 28 dicembre 2016, con la quale si autorizzava la variante urbanistica nell’area verde del Parco del Galiziano, al fine di realizzare un edificio di culto. Non una semplice cappella, come nel desiderio di don Luigi Zoccola, il parroco, ormai scomparso, di Torrione Alto, ma una vera e propria chiesa, di forte impatto e con annessa una casa canonica da 200 metri quadri, campanile da 20 metri di altezza ed altri edifici con altezze che variano dai 13 ai 18 metri. Una colata di cemento in piena regola e in uno dei pochi spazi verdi del quartiere, autorizzata dal voto favorevole dei consiglieri fedeli al sindaco Enzo Napoli. Da allora, molte cose sono accadute ed il rapporto tra gli esponenti di maggioranza e il primo cittadino di Salerno non sono più idiliaci come nei primissimi mesi della consiliatura. E una delle spine più pungenti è proprio rappresentata dalla vairnate del Galiziano, contro cui si sta mobilitando tutto il quartiere di Torrione.

Due fedelissimi, oltre il silenzio di circostanza, confermano il flop. Non è stato facile riuscire a risalire all’esatta cronistoria della variante urbanistica che consente la realizzazione della chiesa, ma grazie a due consiglieri comunali di maggioranza – entrambi molto vicini al sindaco Napoli – a oltre quattro mesi di distanza, l’indiscrezione di Più Mezzogiorno viene confermata clamorosamente. “Siamo molto delusi da come stanno andando le cose a Palazzo Guerra e anche il livello di attenzione per la città di Salerno è calato notevolmente rispetto al passato recente – sottolineano a denti stretti i due pretoriani del governatore De Luca – ma ora rischiamo davvero di vanificare quanto di buono fatto in passato. Molta gente di Torrione è inviperita contro di noi per quella variante. Giustamente e senza alcun dubbio, si tratta di una colata di cemento in piena regola. Dal canto nostro, non so se possono valere come attenuanti, ma quando si decise – al termine della riunione di maggioranza – di approvare la variante, non senza i malumori di molti di noi, ci venne detto che la chiesa salernitana avrebbe perso un importante finanziamento in caso di voto contrario e che non c’era più tempo per rivedere il progetto. Possiamo dire di essere stati quasi costretti a dire si a quella variante, non ci venne data la possibilità di opporci in aula altrimenti avremmo anche aggiunto la figuraccia politica di una maggioranza spaccata. Ora è giusto che chi ci ha indotto in tale errore, possa rimediare almeno in parte, visto che all’orizzonte c’è una crociata popolare da parte dei cittadini di Torrione“.

Effetto boomerang, i cittadini di Torrione promettono barricate. Qualora il progetto vada avanti così come è stato approvato in consiglio comunale, il comitato civico “SaveGaliziano” – che ha già raccolto oltre 500 adesioni ufficiali sulla pagina Facebook – si dichiara pronto a qualsiasi battaglia pur di evitare un nuovo scempio di suolo e verde pubblico. Una grana che potrebbe esplodere all’improvviso e compromettere il rapporto di fiducia che esiste ancora tra la cittadinanza e la giunta Napoli, forte del suo 75% di consensi incassato alle ultime amministrative. Urgono provvedimenti, altrimenti sarà guerra.

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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