Pd, ecco perchè Matteo Renzi ha “chiuso la porta” a Piero De Luca

Fonte: Repubblica.it

Arrivano direttamente dal Nazareno le indiscrezioni in merito all’esclusione del primogenito del governatore della Campania Vincenzo De Luca dalla direzione nazionale del Pd e disegnano uno scenario ancora più magmatico in vista delle prossime elezioni politiche. A mettere il veto a Piero De Luca sarebbero stati i componenti del cerchio magico di Renzi, i suoi più stretti collaboratori, a cominciare dal ministro Luca Lotti e dal sottosegretario di Stato Maria Elena Boschi. Il motivo? Il cognome De Luca sarebbe – al momento – una mina vagante in ottica elezioni. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire tutta la vicenda.

Feeling inesistente con il bureau renziano. Tutto ha inizio con il referendum costituzionale del 4 dicembre. Piero De Luca è ufficialmente impegnato nel Pd salernitano a sostegno delle ragioni del si. O meglio, a sostegno dell’allora premier Matteo Renzi. Un incarico che gli serve per avere la giusta visibilità qualora vincano le ragioni della riforma voluta proprio dal rottamatore fiorentino. Ma le cose vanno diversamente alle urne e il popolo italiano “manda a casa” Renzi, respingendo al mittente anche l’ipotesi di riforma della Carta Costituzionale del 1948. Renzi si dimette dopo poco e il Capo dello Stato Mattarella conferisce l’incarico a Paolo Gentiloni, che forma il nuovo governo. In quei giorni concitati, Piero De Luca si mise a disposizione del segretario Renzi per il nuovo esecutivo, sperando anche in un possibile incarico di sotto governo. Desiderata che restarono tali visto che nè Renzi, nè Gentiloni ritennero opportuno concedere tale chance al primogenito di Vincenzo De Luca, come raccontò Più Mezzogiorno il 19 dicembre 2016. Da allora il rapporto è stato puramente formale.

La battaglia per le primarie, il plebiscito bulgaro e l’inaspettata delusione. Ma la politica, si sa, è magma in continua evoluzione. E così, dopo una breve parentesi di freddo glaciale – coincisa guarda caso con la crisi nel Pd, la scissione dei ribelli e le dimissioni di Renzi dalla carica di segretario – l’ex premier richiama Vincenzo De Luca e gli chiede una prova muscolare per le primarie. De Luca accetta, ovviamente, mettendo sul tavolo la posizione del figlio e chiedendo una chance importante per le prossime elezioni. Un patto d’onore senza onore, visto che entrambe le parti si sono riavvicinate unicamente per strategia politica. Fatto sta che Piero De Luca è nominato coordinatore regionale della mozione Renzi, cavalcando il plebiscito bulgaro che il rottamatore di Firenze ottiene lo scorso 30 aprile, sia in città che nel resto del territorio provinciale. E veniamo così alla cronaca di questi giorni. Dopo la vittoria di Renzi, domenica scorsa c’era in programma l’assemblea nazionale e la nomina della direzione. Da Salerno si muove la comitiva degli eletti all’assise dem, tranne Piero De Luca, che aveva saputo in anteprima la sua esclusione della direzione nazionale. Delusione e tani mal di pancia tra i collaboratori del governatore per l’ennesima doccia gelata “made in Renzi”.

De Luca? Cognome pesante e potenzialmente un boomerang in chiave elettorale. Il bureau renziano ha messo le mani avanti con lo stesso segretario. Memore di quanto accaduto prima del referendum di dicembre, con il tanto chiacchierato caso delle “fritture di pesce”, che coinvolse non solo il governatore della Campania ma anche il sindaco di Agropoli Franco Alfieri, il cerchio magico di Matteo Renzi ha per ora chiuso la porta non solo al figlio di De Luca, ma anche al politico cilentano. Una eccessiva esposizione del primo con un ruolo in direzione nazionale e subito dopo con una candidatura blindata alle politiche avrebbe rappresentato un’autentica mina vagante, capace di polverizzare quel che resta del voto di opinione in favore del Pd. Ecco perchè – per il momento – è tutto congelato. Intanto però l’ex sindaco di Salerno si sta muovendo sotto traccia con il suo movimento politico Campania Libera, al fine di creare un paracadute possibile al figlio Piero in caso di nuova rottura con il partito democratico.

 

Umberto Adinolfi
Umberto Adinolfi
Classe 1972, giornalista professionista. Redattore interno e collaboratore per diversi quotidiani a diffusione regionale e nazionale (Corriere del Mezzogiorno, NewPress), nonché per l’agenzia stampa Asca Campania, dal 2012 lavora come freelance per l’edizione salernitana del quotidiano “Il Mattino”, impegnato nella redazione Politica. Dal 2012 è direttore responsabile del periodico “Paperboy”, unica testata giornalistica in Italia interamente realizzata da praticanti giornalisti affetti da disabilità psichiche e motorie.

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