Legge elettorale, il Pd dice no a Italicum bis: ecco la controproposta

Montecitorio

L’ufficio di presidenza del gruppo Pd ha deciso all’unanimità questa mattina, a quanto si apprende, di tenere la linea del “no” al cosiddetto Italicum bis e votare contro il testo base presentato dal relatore in commissione. Il Pd proporrà quindi la sua riforma elettorale che prevede 50% di collegi uninominali e 50% di proporzionale, un sistema senza preferenze e con una soglia di sbarramento del 5%. Il testo base sulla legge elettorale, presentato giovedì scorso dal relatore Andrea Mazziotti, verrà dunque con ogni probabilità bocciato oggi in Commissione Affari costituzionali, grazie ai voti di Pd, Lega, Svp e Direzione Italia, uniti nel “no” a un sistema proporzionale e decisi a proporne uno alternativo maggioritario. La bocciatura richiederà ulteriori sedute chiarificatrici, il che allontana l’ipotesi di approvare la riforma in Commissione in tempo per portarla in Aula il 29 maggio, come deciso dalla Conferenza dei capigruppo (fonte: Ansa.it).

La situazione in Parlamento. A fronte di 31 proposte di legge e di posizioni divaricate dei gruppi, il relatore e presidente della Commissione Andrea Mazziotti, ha depositato giovedì un testo minimalista, che si limita ad estendere al Senato l’Italicum, cioè un proporzionale seppur con premio alla lista vincente. Il testo base è solo il punto di partenza su cui i gruppi devono poi presentare gli emendamenti. Mazziotti aveva quindi “confidato” in una approvazione con il sì tecnico del Pd, per procedere con la fase successiva degli emendamenti. Il Partito democratico questa mattina terrà l’ufficio di presidenza del Gruppo per decidere l’atteggiamento, il capogruppo Ettore Rosato ha annunciato il voto negativo: ai 21 deputati Dem, sui 49 della Commissione, si aggiungeranno i 2 della Lega, nonché uno ciascuno di Svp, Ala e Direzione Italia, il gruppo di Raffaele Fitto: 26 voti in tutto, la maggioranza in Commissione. A ribadire il “no” a un sistema proporzionale è stato lo stesso Matteo Renzi: “Non potremo mai accettare che si arrivi a fare una legge elettorale tutta in soccorso ai piccoli partiti: no al Cespugliellum”. Certo, il testo base non era la riforma, e i Dem potevano comunque mandarlo avanti per poi presentare la propria proposta con gli emendamenti. Ma Renzi ha voluto evitare ambiguità sull’interpretazione del sì tecnico al testo base, che avrebbe potuto essere come sì politico. E questo specie dopo che Silvio Berlusconi, in una intervista al Foglio, aveva espresso la propria disponibilità “a fare la legge elettorale con il Pd” ma in direzione di un sistema proporzionale. Rosato ed Emanuele Fiano hanno anche approntato un testo alternativo, un Mattarellum con 50% di deputati eletti in collegi uninominali e 50% con liste proporzionali, definito impropriamente modello tedesco. Su tale sistema sono d’accordo Lega, Ala, Svp e Direzione Italia, ma non sarà votato oggi come testo base alternativo. Quest’ultimo può essere proposto solo dal relatore. Quindi occorre che Mazziotti faccia proprio il Mattarellum modificato, lo proponga alla Commissione, lasciando qualche giorno per studiarlo prima della sua adozione e della fissazione dei termini per gli emendamenti. Il Pd è intenzionato a far pressione su Mazziotti perché lasci il ruolo di relatore a un Dem, ma l’interessato, ad oggi, non sembra aver intenzione di farlo. In questo scenario Renato Brunetta ha lanciato un appello al Pd, affiché faccia una legge con il consenso degli altri due maggiori partiti presenti in Parlamento, cioè M5s e Fi.

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