Pomodoro: nessun accordo sul prezzo, a rischio la raccolta 2017

A poche settimane dall’inizio della campagna di raccolta del pomodoro non c’è ancora nessun accordo sul prezzo tra produttori ed aziende conserviere. Una mancata intesa che rischia di mettere in crisi uno dei principali settori del comparto agroalimentare del Mezzogiorno, un settore che in Italia vede attive oltre 8mila imprese agricole con una produzione diffusa su 72mila ettari e 120 industrie di trasformazione con circa 10mila addetti. Imprese attive, in buona parte, nelle regioni meridionali. Per avere un’idea dell’impatto economico che la produzione e la trasformazione del pomodoro ha sull’economia italiana, basti considerare che nel 2016 le sole esportazioni di conserve hanno generato un valore di 1,5 miliardi di euro.

Scontro sul prezzo – A dividere produttori ed aziende di trasformazione è l’entità del compenso da riconoscere alle imprese agricole delle regioni meridionali. Nel bacino di produzione del centro-nord un’intesa è già stata raggiunta, con il prezzo riconosciuto ai produttori fissato al 6% in meno rispetto a quello dell’anno scorso. Condizioni che, però, i produttori meridionali giudicano insufficienti a garantire la piena sostenibilità del comparto. Per Coldiretti è indispensabile garantire una “remunerazione adeguata alle coltivazioni”, sottolineando come la filiera produttiva del pomodoro rappresenti “un patrimonio che va salvaguardato garantendo il rispetto dei tempi di contrattazione per una consentire una adeguata pianificazione e una giusta remunerazione del prodotto agli agricoltori italiani”. Una posizione molto distante da quella espressa da Antonio Ferraioli, presidente dell’Anicav, la sigla che riunisce le imprese del comparto conserve alimentare. “Dopo la chiusura dell’Accordo Quadro nel Bacino del Nord lo scorso 7 marzo, -dichiara Ferraioli in una nota stampa- nonostante la nostra volontà di addivenire, in tempi brevi, ad un accordo per la gestione della campagna di trasformazione del pomodoro anche nel Bacino Centro Sud la parte agricola, con un ritardo incomprensibile, ha risposto alle nostre richieste con proposte irricevibili che rendono difficile qualsiasi  tentativo di dialogo”. Per l’Anicav la richiesta dei produttori di un aumento dei prezzi rispetto a quelli del 2016 è semplicemente irricevibile, considerate le condizioni generali del mercato, con i competitori internazionali che si preparano alla campagna 2017 con prezzi ribassati. “Le difficoltà del mondo agricolo del Bacino del Centro Sud  -spiega Giovanni De Angelis, direttore di Anicav – giustificano un maggiore prezzo, rispetto al Nord, sia per le caratteristiche qualitative del prodotto conferito sia per una serie di diseconomie presenti nell’area che, come abbiamo più volte affermato, vanno affrontate in una logica di filiera. Tuttavia non si può prescindere dalla flessione dei prezzi del Bacino del Nord e dei principali paesi trasformatori”. Al momento, dunque, le posizioni tra le parti restano lontane e, soprattutto, il tempo per raggiungere un’intesa si riduce sempre più.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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