Corruzione: per lo studio dell’Istat Mezzogiorno maglia nera

Che la corruzione rappresenti uno dei limiti del sistema Italia è noto da tempo, ma ora uno studio dell’Istat prova a delimitarne i confini e, soprattutto, a mettere a fuoco i diversi contesti in cui il fenomeno si manifesta. Anche sotto il profilo territoriale. Il quadro che ne viene fuori è ricco di sfaccettature: “Rispetto al quadro generale – si legge nel rapporto dell’Istat – il panorama degli ultimi tre anni è leggermente diverso. Il Sud detiene il primato di casi di corruzione, seguono il Centro e le Isole; tra le regioni emergono Abruzzo, Lazio e Puglia. Negli ultimi tre anni le famiglie che hanno avuto richieste di denaro o regali/favori in cambio di servizi è maggiore nei comuni delle periferie delle aree metropolitane con un sorpasso netto dei comuni centro delle aree stesse (4,1% le prime, 3,6% le secondo contro la media del 2,7%)”. I “favori” vengono elargiti in cambio di denaro (60,3%), nomine e trattamenti privilegiati (16,1%),  regali (9,2%) e, in misura minore, altri benfici (7,6%) o una prestazione sessuale (4,6%).

Ambiti ed incidenza territoriale – Lo studio dell’Istat ha evidenziato alcuni settori in cui maggiore è l’incidenza della corruzione, settori che presentato delle specificità a livello territoriale. La corruzione in sanità è più frequente in Abruzzo (4,7%) e in Campania (4,1%). A tale proposito la richiesta di effettuare una visita privata prima del trattamento nella struttura pubblica è elevata in Puglia (20,7%), Basilicata (18,5%), Sicilia (16,1%) e Lazio (14,4%). La richiesta di tangenti o favori in cambio di benefici assistenziali è invece sensibilmente superiore al dato medio nazionale (2,7%) in Molise (11,8%), Puglia (9,3%), Campania (8,8%) e Abruzzo (7,5%). La regione con più tentativi di corruzione è il Lazio (con il 17,9% di famiglie coinvolte) e il minimo nella Provincia autonoma di Trento (2%), ma la situazione sul territorio è molto diversificata a seconda degli ambiti della corruzione. L’indicatore complessivo di corruzione ha valori particolarmente elevati anche in Abruzzo e Puglia, rispettivamente 11,5% e 11%. Mentre la Basilicata e il Molise invece si collocano insieme ad alcune regioni del Nord meno colpite, come la provincia autonoma di Bolzano, il Piemonte e la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e le Marche. Sul lavoro i casi di corruzione sono più segnalati nel Lazio (7,4%) e in Puglia (6,3%), seguono Liguria (4,2%), Sardegna (4,2%) e Basilicata (4,1%). Nel Lazio (5,7%) e in Puglia (4,8%) è presente la percentuale più alta di famiglie che hanno avuto richieste di denaro quando si sono rivolte a uffici pubblici.

La risposta sociale – Il dato più preoccupante, con tutta probabilità, è però quello relativo alla percezione sociale del fenomeno corruzione: “Tra le famiglie che hanno acconsentito a pagare – si legge nello studio dell’Istat -, l’85,2% ritiene che sia stato utile per ottenere quanto desiderato”. A fronte di questo dato appare evidente non solo quanto sia radicato il fenomeno in ampi settori della società italiana, ma soprattutto quanto difficile sia l’azione di contrasto alla corruzione. Contrasto che non può essere affidato solo all’azione repressiva, ma prevalentemente ad un’oculata politica di miglioramento dei servizi e, più in generale, della risposta delle strutture pubbliche alle esigenze dei cittadini.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

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