Ilva, riparte dal piano ambientale il confronto Am Investco – sindacati

La stabilimento Ilva di Taranto

Riparte dagli investimenti tesi a ridurre l’impatto ambientale la trattativa tra Am Investco ed i sindacati sul futuro dell’Ilva. Nel corso dell’incontro tenutosi nella giornata di ieri Arcelor Mittal – socio di maggioranza di Am Investco- ha ribadito la propria intenzione di investire 1,15 miliardi di euro nei prossimi sei anni per migliorare la performance ambientale degli stabilimenti Ilva, aumentando sensibilmente i livelli di sicurezza per la salute ed il territorio.

Tempi e risorse – E’ un vero e proprio calendario degli interventi – corredato dall’indicazione delle risorse da investire – quello che Arcelor Mittal ha sottoposto ai sindacati nel corso dell’incontro. Due le fasi d’intervento previste dalla società: la prima da realizzare tra il 2018 ed il 2020 con una spesa prevista in 750 milioni di euro, la seconda tra il 2021 ed il 2023 con un investimento di 350 milioni.  Primo intervento a partire, nel 2018, quello relativo alla copertura dei parchi minerari, per la cui realizzazione occorreranno 36 mesi e 300 milioni di euro. A seguire gli interventi per il trattamento delle acque e, entro la fine del prossimo anno, i lavori per la chiusura e la messa in sicurezza degli edifici in cui vengono manipolate le materie prime. A maggio 2020 è prevista la chiusura dei nastri trasportatori, mentre dopo il 2020 dovrebbero essere realizzati, con una spesa di 65 milioni,  gli interventi sugli altiforni: smantellamento dell’Afo3 e adeguamento del 5.

Il rischio amianto – Un capitolo a parte, nel quadro generale degli interventi di riduzione dell’impatto ambientale e messa in sicurezza dei siti produttivi, è quello rappresentato dall’eliminazione del rischio amianto, materiale presente nei tre stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure. La società si è impegnata a presentare entro sei mesi un piano di mappatura e rimozione dell’amianto da tutti i siti, grazie ad un investimento pari a 65 milioni di euro. “La nostra ambizione – si legge in una nota di Arcelor Mittal – è quella di rafforzare significativamente la performance ambientale di Ilva e di allinearla, se non addirittura di migliorarla, rispetto agli standard europei”.

Le reazioni – Le indicazioni fornite da Am Investco su tempi e risorse disponibili per il piano ambientale hanno suscitato reazioni diverse nei sindacati. Più scettica e prudente la Fiom Cgil che, con la segretaria Francesca Re David, evidenzia due limiti del percorso proposto dalla società: “Il primo – dice Re David – è il mancato ricorso alla conferenza dei servizi con tutti i soggetti che hanno presentato osservazioni al piano ambientale, tra i quali Arpa Puglia, Legambiente, Fiom e Cgil. Il secondo è il mancato inserimento nel piano ambientale della valutazione del danno sanitario, peraltro previsto dalla legge regionale, che deve essere valutato dall’Arpa Puglia, dalle Asl delle aree a rischio ambientale e dall’Ares. Danno sanitario peraltro previsto dall’Aia precedente”.

Prossimo incontro tra azienda e sindacati il 28 ottobre, quando in una doppia tornata di colloqui ci si confronterà sul piano industriale e su quello ambientale. Prima del tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico, il 27 novembre, i sindacati incontreranno i commissari straordinari dell’Ilva: tema il cronoprogramma dei lavori di bonifica.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *