Denuncia della Fiom: “Pomigliano, a rischio 2000 lavoratori di Fca”

Sergio Marchionne ad di Fca

Duemila lavoratori in esubero – temporaneo, ma a rischio di diventare strutturale – e una profonda incertezza sul futuro produttivo dello stabilimento Fca di Pomigliano. Un’incertezza resa ancor più grande dalle indicazioni dei vertici aziendali, intenzionati a spostare la linea di produzione della Panda negli stabilimenti polacchi del gruppo. E’ in questo contesto che Cgil e Fiom hanno deciso di chiedere alla Regione Campania un intervento diretto, teso a garantire gli attuali livelli occupazionali e, soprattutto, chiarezza sul piano produttivo che Fca intendere mettere in atto per il polo produttivo campano.

Criticità ed incertezze – A preoccupare il sindacato è il “disallineamento” tra il piano produttivo e quello occupazionale di Fca, cui si aggiunge l’imminente conclusione del ricorso agli ammortizzatori sociali. “In passato – si legge nella nota di Cgil e Fiom – Marchionne aveva promesso che nel 2018 Fca avrebbe raggiunto l’obiettivo della piena occupazione nei siti italiani. Da Detroit, dallo stesso ad si apprende che in America saranno effettuati investimenti per un miliardo di dollari, mentre per l’Italia si limita a dire che ogni previsione sulla piena occupazione è rinviata. Tutto ciò impone una riflessione approfondita sullo stato generale in cui versa il Gruppo ed in particolar modo lo stabilimento di Pomigliano. Per la Cgil e la era prevedibile, fin dall’inizio, che la sola produzione della Panda non sarebbe riuscita a saturare l’intero organico, che prima era impiegato su due linee di montaggio per produrre più modelli del marchio Alfa Romeo”. Di qui il rischio di esuberi strutturali presso il polo produttivo campano, cui si dovrebbero aggiungere le inevitabili difficoltà per le industrie dell’indotto.

La richiesta – In un simile contesto chiara, per il sindacato, la linea da seguire: “il primo obbiettivo – si legge ancora nel comunicato – su cui bisogna impegnarsi è il mantenimento dei livelli occupazionali per cui, se è necessario, la produzione della Panda deve rimanere a Pomigliano e le va afficancata la produzione di un nuovo modello premium”. Per la Cgil è indispensabile che Fca “trovi le risorse per rilanciare gli investimenti negli stabilimenti italiani e punti in modo convincente sulla produzione di modelli ibridi e elettrici che, a detta di Marchionne, entro il 2025 costituiranno metà del mercato”.

Un futuro a marchio Jeep – Non mancano, tuttavia, in queste ore alcune indiscrezioni sul possibile nuovo assetto produttivo dello stabilimento Fca di Pomigliano. Stando ad alcune fonti una volta terminata la produzione della Panda, intorno al 2019 – 2020, nello stabilimento campano potrebbe essere attivata una linea di produzione dedicata ad un suv compatto, a marchio Jeep. Probabile punto di partenza l’attuale piattaforma Mini di Fca, alla base di vetture come 500, Panda e Lancia Ypsilon.

Clemente Ultimo
Clemente Ultimo
Clemente Ultimo – vicedirettore Più Mezzogiorno – Giornalista professionista, classe ’76, si è occupato per diversi quotidiani (Corriere del Mezzogiorno ed Il Mattino tra gli altri) di politica, economia, sanità. Ha curato la comunicazione istituzionale per il Consorzio Aree di Sviluppo Industriale di Salerno. Scrive articoli di geopolitica e politica internazionale per una rivista tematica online.

1 Comment

  1. gilgamesh_ ha detto:

    Spero vivamente che a rischio ci andiate voi della fiom non i lavoratori che lavorano.

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