Stazione spaziale cinese, frammenti dalla Campania fino in Sicilia

La stazione spaziale cinese Tiangong-1 sta “ruzzolando” verso la Terra, oscillando in modo irregolare tanto da far slittare le previsioni per il rientro, previsto inizialmente per l’alba del primo aprile, alle ore comprese fra la sera di Pasqua e il mattino di Pasquetta. Secondo l’Agenzia spaziale italiana, non è ancora possibile escludere la remota possibilità, intorno allo 0,2%, che frammenti del satellite possano cadere sul nostro territorio. Le finestre di interesse per l’Italia al momento riguardano il potenziale coinvolgimento di numerose regioni: Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Umbria, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Le previsioni di rientro sono soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento della stazione spaziale stessa rispetto all’orientamento che assumerà nello spazio e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare.

Una scatola cinese? La stazione spaziale cinese è una sorta di cilindro lungo 10,5 metri, ha un diametro di circa tre metri e due pannelli solari delle dimensioni di sette metri per tre; al momento del lancio pesava otto tonnellate e mezzo e ha ancora a bordo 3,5 quintali di propellente. Non è tuttavia fra i veicoli spaziali più grandi, rispetto ad altri che in passato hanno subito lo stesso destino. Se di sicuro nell’impatto con l’atmosfera andrà in pezzi, è possibile che alcuni frammenti possano arrivare a terra, ad esempio quelli costruiti con materiali più robusti come il titanio. Altra cosa certa è che “è la prima volta che il rientro di un veicolo spaziale in caduta incontrollata viene seguito in modo così organizzato”, ha osservato Ettore Perozzi, dell’Asi, riferendosi alla rete che riunisce almeno 15 agenzie spaziali e centri di ricerca che seguono costantemente la stazione spaziale con telescopi ottici e radar, permettendo continue simulazioni e calcoli sempre più precisi.

Possibile minaccia traffico aereo.  Il rientro incontrollato della stazione spaziale cinese è una potenziale minaccia anche per il traffico aereo ed è solo la punta di un iceberg perché nei prossimi anni eventi simili potrebbero diventare molto più frequenti: “Se oggi i veicoli spaziali attivi nell’orbita bassa sono almeno 600, nei prossimi dieci anni sono destinati a diventare 20.000, questo significa che se attualmente i rientri avvengono una volta al mese, tra dieci anni ne avremo uno al giorno”, ha osservato Tommaso Sgobba, direttore dell’associazione internazionale per la sicurezza spaziale Iaas (International Association for The Advancement of Space Safety). (fonte: tgcom24)

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