Diga del Pertusillo, la Ue chiede chiarimenti all’Italia

La diga del Pertusillo in Basilicata. (foto di Michele Tropiano)

Approda in commissione Ue lo stato di salute delle acque della diga del Pertusillo, l’invaso, in provincia di Potenza, in grado di rispondere ad un uso plurimo delle risorse idriche, dall’energia idroelettrica all’irrigazione di oltre trentacinquemila ettari di terreno tra Basilicata e Puglia, uno dei punti di partenza dell’acquedotto pugliese. In risposta alle tre interrogazioni urgenti presentate dall’europarlamentare del Movimento 5 stelle, Piernicola Pedicini, dopo che a febbraio le acque dell’invaso avevano assunto, in alcuni punti, una colorazione marrone scuro allarmando residenti e amministratori della zona, la Commissione europea chiede chiarimenti alle autorità italiane. Nella risposta si evidenzia, inoltre, che sull’invaso del Pertusillo «c’è già da circa due anni un’indagine in corso della Ue per fare chiarezza sul rischio di contaminazione che l’acqua del lago potrebbe subire a causa degli impianti petroliferi dell’Eni presenti in zona». La Commissione ha anche specificato, nella risposta a Pedicini e Rosa D’Amato, che «nel valutare il rispetto delle norme di qualità delle acque nell’ambito della pertinente legislazione dell’Ue – spiegano i due parlamentari – si basa sui dati e le informazioni comunicate dalle autorità competenti degli Stati membri sulla base di parametri specifici stabiliti dalla pertinente normativa nazionale (decreto legislativo n. 152/2006). Nel caso specifico dell’invaso del Pertusillo la risposta delle autorità italiane indicava che nel 2016 questi parametri erano stati pienamente rispettati».

Gli esami effettuati dall’Arpab (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) e dell’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), dopo l’allarme lanciato da ambientalisti e amministratori per la presenza di macchie scure nelle acque dell’invaso, avevano, infatti, escluso la presenza di idrocarburi. Da tutti i controlli posti in essere, aveva chiarito il direttore dell’Arpab, Domenico Iannicelli, «non è risultato che nel laghetto o nella diga del Pertusillo ci fosse inquinamento da idrocarburi» e che la colorazione scura delle acque «deriva da una proliferazione abnorme di alghe, che nella fattispecie può essere stata innescata dalla presenza di nutrienti, così come da bruschi cambi di temperature. È un fenomeno che ciclicamente si ripeterà, perché del tutto naturale». Una versione che non ha convinto gli esponenti del M5s, a partire da Pedicini, componente della commissione Ambiente e Sanità, che ha chiesto a più riprese l’intervento della Commissione europea. Nell’ultima interrogazione presentata i due eurodeputati pentastellati, avevano evidenziato che «l’Eni il 3 febbraio scorso aveva fatto sapere che all’interno del perimetro del Cova (centro oli Val d’Agri) alla profondità di sei metri era stato identificato del liquido con presenza di idrocarburi, riconducibile ad una perdita da un serbatoio di greggio dell’impianto petrolifero». Nella richiesta di intervento indirizza alla Commissione l’europarlamentare lucano aveva inoltre precisato che «contemporaneamente nelle acque dell’invaso del Pertusillo, a valle del Cova, si erano materializzate delle macchie di liquido anomalo scuro simile ad olio minerale», specificando inoltre che «la diga è un lago artificiale le cui acque vengono utilizzate per uso potabile da circa tre milioni di cittadini delle regioni Basilicata, Puglia e Calabria, nonché per l’irrigazione di oltre trentacinquemila ettari di terreno».

Ivana Infantino
Ivana Infantino
Giornalista professionista, da freelance collabora con Il Mattino e la Gazzetta del Mezzogiorno. Da addetto stampa alla Provincia di Potenza (2001-2010), tra le altre cose, ha curato diverse pubblicazioni per conto dell' ente. Fra le testate con cui ha collaborato anche Consiglio Informa (agenzia) e Mondo Basilicata (rivista).

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